Lunga vita a Matteo Renzi e al suo governo. Il messaggio non arriva da una delle tante vestali del premier descritte in caricatura da Maurizio Crozza nel Paese delle Meraviglie, ma da un varesino che alle primarie non ha fatto mistero di avere votato Gianni Cuperlo e di non essersi mai tirato indietro di fronte a quelle battaglie di sinistra che ora sembrano passate di moda. Daniele Marantelli, alla sua terza legislatura, lancia un messaggio “di unità e di coraggio” in vista delle sfide più importanti che attendono il PD e il Paese, prima fra tutte l’elezione del nuovo presidente della Repubblica.
Continua a tenere banco il decreto Linate del ministro Lupi, pronto ad entrare in vigore alla fine del mese, e la giornata odierna si prefigura densa di prese di posizione e di chissà quali azioni da mettere in campo.
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Il futuro? Si gioca tutto nei territori e nella loro capacità di affermarsi per specializzazioni, oltre che di identificarsi ed essere identificati quali depositari di brand particolari e unici.
Nel periodo caldo del caso Sea Handling ha preferito tenere un profilo basso e intervenire poco per non aggravare oltremodo una vicenda già di per sé assai complicata. Ora che la newco Airport Handling è stata attivata, però, qualche sottolineatura politica non soltanto circoscritta al tema specifico, ma allargando lo sguardo all'intera partita Malpensa con riferimento all'accordo Alitalia-Etihad, se la concede l'onorevole Daniele Marantelli (Pd). Anche perché, lo scorso mercoledì pomeriggio alla Camera, ha partecipato all'audizione informale del presidente di Sea, Pietro Modiano, in commissione Trasporti.
"L'unica carta da giocare con determinazione e decisione è quella dei diritti di quinta libertà per consentire alle compagnie aeree che lo desiderino di potere utilizzare Malpensa": il parlamentare del PD Daniele Marantelli va subito al punto.
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Che senso ha avere un uomo solo al comando per la gestione di un patrimonio immenso? E non parlo ovviamente dell'ospedale di Varese ma di tutto il sistema sanità. Che senso ha una gestione praticamente monocratica in azienda dai folli bilanci?» Con tutta la buona volontà che il direttore generale e i suoi più stretti collaboratori, cioè il direttore sanitario e amministrativo, possono mettere, «mi pare ovvio che vi sia bisogno di un radicale ripensamento».
