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Alla conquista del Nord risorsa del Paese

C’è poco da fare. Le Olimpiadi invernali sono state un successo dell’Italia e ha fatto bene il Direttore de La Prealpina a cogliere l’occasione per una riflessione sul Nord.

Bene la capacità, anche stavolta, del Presidente Sergio Mattarella nel dare riconoscibilità ad un fenomeno popolare. In realtà i protagonisti principali dell’evento, atleti a parte, sono stati la Lombardia e il Veneto. Sarebbe superfluo richiamare ancora una volta i dati economici di queste due regioni. Vale la pena ricordare che nella terra di Carlo Cattaneo dal 1995 il centrosinistra, in regione, ha sempre perso. Candidando esponenti di partito e della società civile. Cosiddetti moderati e radicali. C’è evidentemente qualcosa più di fondo con cui fare i conti. Venti anni fa abbiamo provato a farlo con l’Ulivo del Nord. Mettendo al centro i valori della libertà, dell’autonomia, del risparmio, dell’iniziativa individuale, della piccola proprietà, della solidarietà e della sicurezza. Non è il caso di riprendere le ragioni dell’esito negativo di quel progetto. Nel frattempo il Mondo è cambiato? Vero. Ciò, tuttavia, non deve costituire un alibi per non riflettere sul “che fare” oggi. I cittadini, le famiglie e le imprese devono fare i conti con crescenti incertezze. Il contesto internazionale, terremotato dal nuovo capo della Casa Bianca, richiede se mai analisi più coraggiose e non ripetitive giaculatorie come quelle di numerosi scolaretti. Questa notte fatta di guerre sanguinose, affaristi, cinici e individualisti, finirà. Quanto sarà lunga, tuttavia, dipenderà dalle iniziative e dal coraggio delle classi dirigenti. A partire dalla loro moralità. Sono cresciute nel Mondo, a dismisura, le disuguaglianze. Ad eccezione della Cina di cui, pure, non sono un fan. Sarebbe però interessante interrogarsi su come sia stato possibile realizzare questo obiettivo in quel grande Paese.

Le disuguaglianze stanno facendo sentire i loro morsi anche nella società lombarda. Che, tuttavia, ha raccolto le incognite internazionali trasformandole, in più occasioni, in opportunità. La Lombardia, insomma, resta una risorsa preziosa di un Paese che da 20 anni ha una crescita piatta. Non disponendo, pertanto, di risorse sufficienti per la scuola, le pensioni, l’ambiente, la sanità e la sicurezza. La Lombardia, però, purtroppo, non dispone di una rappresentanza politica adeguata. L’attuale Ministro dei Trasporti propugna il Ponte sullo Stretto, con ciò cambiando il Dna di un partito che si proponeva di essere il sindacato del nord. Le stravaganti posizioni assunte di fronte all’uccisione di un pusher da parte di un poliziotto a Rogoredo, inoltre, minano la credibilità di una figura che è anche segretario di partito. In questo contesto appaiono, almeno a me, ampi i margini di iniziativa di quelle forze politiche che volessero rappresentare davvero i valori del nord. A condizione che l’unico assillo che conta non sia “cosa farò io”. L’Italia, i Nord, la Lombardia hanno bisogno di una MISSIONE. Il potere legislativo del Parlamento ridotto a passacarte dall’Esecutivo che vorrebbe soggiogare anche il potere giudiziario, rende necessario delineare una nuova strategia.

Carlo Cattaneo sosteneva che il benessere della Lombardia dipendeva soprattutto “dalle sue mani”. Oggi la domanda che percorre le nostre società riguarda, probabilmente, il senso profondo della vita. Per gli antichi Greci era l’ambiente, per secoli è stato l’insegnamento di Cristo, più recentemente l’illuminismo e la ragione. E adesso? Chi saprà rispondere, parlando alle giovani generazioni, soprattutto in Europa e in Occidente, sarà in grado di cambiare il Mondo, facendo tesoro anche dei valori che tuttora esistono nei Nord.

E’ evidente che il federalismo in Italia va declinato in modo moderno, mantenendo l’unità nazionale e tenendo conto che nuove aggregazioni di regioni d’Europa sono un orizzonte nel quale lavorare per il futuro. Ma, su questo ho pochi dubbi, da lì bisogna ripartire.

Daniele Marantelli

 

 

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