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La pianta di gelso non fa grappoli d'uva

Mi sbaglierò, ma sento che siamo ad un tornante decisivo per la Storia del Mondo, del nostro Paese e delle nostre comunità.

Anche, ma non solo, per i conflitti che stanno insanguinando molte regioni della Terra. Si assiste al crescente tentativo di addomesticare le menti delle persone attraverso una comunicazione tanto pervasiva quanto, spesso, disonesta. Esempio. Fiumi di parole sul Ponte sullo Stretto. Silenzio di tomba sulla portaerei cinese che si muove nel Mar Mediterraneo, il mare più trafficato del globo. Si può ignorare che la Marina Militare Cinese, numericamente, è la prima al Mondo?

Ognuno giudichi adesso come vuole i dazi di Trump. E’ chiaro che, alla fine, conteranno le conseguenze. Il risultato, in politica come nello sport, è ciò che conta. L’insieme delle vicende nazionali suscita una sgradevole sensazione: che i partiti mettano in secondo piano gli interessi del Paese e, quindi, dei cittadini. Intendiamoci. E’ giusto che vi sia una sana e dura competizione tra destra e sinistra. Di più. Fa bene la segretaria del PD Elly Schlein a mettere al centro del suo impegno il valore della pace, del lavoro, della sanità, dell’ambiente, della politica industriale, dell’autonomia della Magistratura, dei diritti individuali. Per quanto mi riguarda aggiungerei quello della sicurezza e del piccolo risparmio. Di questi temi e delle proposte concrete su ciascuno di essi deve occuparsi una forza popolare. Di fronte alle sfide poste dal “nuovo” Mondo all’Italia c’è bisogno, tuttavia, di uno scatto corale, parlando alle persone il linguaggio della verità. Questo, purtroppo, non si vede a livello nazionale. Non se ne vede traccia a livello regionale e locale. Se si vogliono ottenere risultati concreti, però, questa è la strada maestra.

Nel suo editoriale del Ferragosto 2000 il direttore de La Prealpina, il compianto Mino Durand rivolse i suoi auguri a diversi esponenti pubblici. A me disse: “ sì, lo sappiamo che senza i suoi interventi romani la provincia di Varese sarebbe rimasta un deserto dei tartari, che lei ha portato qui lavoro, quattrini, dolce e frutta, e gliene siamo grati”. Giudizio troppo generoso perché risultati di quel calibro si ottengono solo con un intelligente gioco di squadra. In effetti dal 1995 al 2000 la nostra Provincia ottenne l’istituzione dell’Università pubblica dell’Insubria, l’apertura dell’hub di Malpensa e il finanziamento di oltre 200 miliardi di lire per la costruzione del Nuovo Ospedale di Varese. Il Governo Nazionale era di centrosinistra, la Giunta Regionale era guidata da Forza Italia e la Provincia di Varese dalla Lega. Sarebbe stato possibile tagliare quei traguardi senza una leale collaborazione fra Istituzioni e Partiti diversi? No. Vi furono molti ostacoli da superare. Ottenere la Sede del Rettorato fu semplice? Stando ai numeri, era una scelta corretta. Giova, tuttavia, ricordare che Como aveva due esponenti, Pozzi e Sala, in Giunta Regionale, Varese nessuno.

Nulla di minimamente paragonabile è stato fatto negli ultimi 5 anni. Pazienza. Quel che interessa alle persone  è ciò che si intende fare per i PROSSIMI 5/10 anni. E qui, nonostante lo sforzo meritorio de La Prealpina nel promuovere un ampio confronto su questo tema non è emerso, finora, un corpo di idee e progetti all’altezza dei cambiamenti in atto. Anche se non sono mancati contributi personali interessanti.

Molti hanno l’ambizione di diventare Sindaco, Consigliere Regionale, Parlamentare. Bene. Ma per fare cosa? Senza una risposta convincente resta solo l’ambizione, legittima, di carattere personale. La gente se ne accorge. Sta anche in questo comportamento una delle cause della crisi dei partiti. I murun fan mia l’uga. E’ una nostra espressione dialettale efficace. Non si può pretender di cogliere da una pianta di gelso succosi grappoli d’uva. Si può esigere, questo sì, che chi fa parte della classe dirigente metta le sue migliori energie a disposizione della nostra comunità lealmente. Varese, la Perla delle Prealpi, se lo aspetta.

Il 24 novembre 2016 mi confrontai a Bizzozero con Maroni, allora Presidente della Regione Lombardia, sul referendum costituzionale. Avevamo posizioni diverse, opposte. Nel commentare la serata un bravo giornalista sostenne che “avevamo fatto finta di essere nemici”. Pur trattandosi di un giornalista amico e stimato, sentimmo il bisogno di mandare un pezzo al giornale firmato da entrambi, un unicum, nel quale cercammo di spiegare che si può essere avversari e, nello stesso tempo, amici.

Oggi nessuno chiede confusione di ruoli, ma rispetto, fantasia e coraggio ai protagonisti di questo tempo. Si deve far capire, insomma, perché si è avversari senza necessariamente ricorrere ad insulti e delegittimazioni inconcludenti. E mai a scapito della chiarezza. Penso, per esempio, che la tragedia che si sta consumando a Gaza ponga l’attuale classe dirigente politica israeliana fuori dal consorzio umano.

E’ giusto aspettarsi identica chiarezza sul futuro della nostra comunità che tanto sta a cuore, a mio giudizio, a migliaia di persone.

Daniele Marantelli

da La Prealpina, 13 agosto 2025

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