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Due anni fa moriva Maroni

Sono già trascorsi due anni dalla scomparsa di Roberto Maroni.

 

Il Mondo ha persino accentuato la velocità con la quale ha terremotato gli equilibri dei nuovi poteri dominanti. Cambiamenti che un tempo richiedevano, invece, incubazioni di molti anni. Prosegue l’incapacità dell’Occidente di essere un esempio per popoli che lottano per sconfiggere fame e malattie. Non sarà la vittoria di Trump negli Stati Uniti a restituire all’Occidente quel ruolo di baluardo della democrazia svolto, pur tra mille contraddizioni, negli ultimi due secoli. Ma al duo Trump/Musk stanno a cuore la democrazia e la libertà? Di questo avrei discusso con un amico speciale.  Sono poche le persone che possiedono, contemporaneamente, intelligenza, sana curiosità, ironia. Bobo Maroni era tra queste.

Credo si sarebbe divertito sentendo il mio commento sulle elezioni americane. Che Guevara diceva: “Quando il ricco e il povero votano lo stesso partito, uno dei due si sbaglia. E non è il ricco”.

Coraggio, fantasia, onestà, rispetto delle Istituzioni. Se dovessi riassumere la dimensione politica di Maroni ricorrerei a questi quattro valori.

So che la moralità negli ultimi tempi è stata spesso bocciata dal popolo. Anche nelle elezioni liguri è andata così, nonostante lo sconfitto sia una persona dai valori morali cristallini, oltre che sorretta da notevoli qualità politiche e tecniche:  Andrea Orlando.  Anche se orgoglioso delle mie radici popolari, non ho una visione idilliaca del popolo. Del resto fra Gesù e Barabba il popolo, già oltre 2000 anni fa, preferì Barabba. Naturalmente la vittoria del centrodestra ligure ha ben altre spiegazioni.

Maroni ha privilegiato il rispetto delle istituzioni ai calcoli di schieramento. Nel 1994 durante una manifestazione sindacale indetta contro la riforma delle pensioni del suo governo, in una città del Veneto la polizia caricò i manifestanti. Rimosse, da Ministro dell’Interno, immediatamente il Questore di quella città. Altro che le goffe e opache  manovre di questi mesi.

Anche in momenti molto delicati sapeva attingere alla sua innata ironia. Le giornate che portarono nel 2013 alla rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica furono, oggettivamente, drammatiche. Lui era grande elettore in quanto Presidente della Regione Lombardia. Io in quanto deputato. La democrazia barcollava e noi a spremere le meningi alla Camera come se fossimo a discutere al Circolino di Casbeno, per trovare una via d’uscita. Impossibile, in quella circostanza, dimenticare quanto fu preziosa la sua caratteristica nell’affrontare una delle pagine più difficili della recente Storia della Repubblica.

Più volte ripeteva. Se la sinistra avesse seguito le tue proposte sul federalismo noi, intendeva la Lega, probabilmente non saremmo nati. Un paradosso, come è evidente. Certo non era privo di umiltà. Cosa ne pensi di queste Primavere Arabe? Al Comune di Varese conviene acquistare il Seminario di Masnago? Argomenti così diversi per rilievo politico, ma che voleva affrontare, entrambi, con passione e scrupolo. Nel Settembre 2017, dopo l’inaugurazione della Fiera della Schiranna, mi accompagnò a casa. Mi disse che non si sarebbe ricandidato a Presidente della  Regione Lombardia nel 2018. Quella prova di fiducia, come in altre vicende, è sempre stata ricambiata. Mai è venuto meno alla parola data. Anche per questo gli ho voluto bene.

In questi due anni con la mente ho ripercorso più volte gli innumerevoli episodi affrontati e vissuti insieme. Politici, sportivi, famigliari. Roberto Maroni era privo di difetti e contraddizioni? Naturalmente, come tutti, no. Non ha mai tradito, tuttavia, gli ideali della sua gioventù. So che si tratta di un giudizio discutibile, ma, personalmente, ne sono sempre stato convinto.

Di fronte alle guerre che generano lutti, stragi, barbarie, sono certo che avremmo riflettuto in particolare sul conflitto russo/ucraino. Nel gelido gennaio 2005 andai con lui a San Pietroburgo, una città meravigliosa. Un’esperienza incancellabile. Ne parleremo un’altra volta, perché il tema della pace è troppo serio per essere liquidato in poche righe. Così come sarebbe stato necessario approfondire “La nuova questione settentrionale” nella confusa Europa di oggi, tema che non consente scorciatoie propagandistiche se si vuole stabilire un legame autentico con i ceti popolari del Nord. Una risorsa indispensabile per questa Italia delle rendite e dell’immobilismo. A condizione che si affrontino seriamente quattro grandi temi. Produzione industriale, inverno demografico, nuove povertà, immigrazione. A condizione che almeno i politici più lungimiranti si rendano conto di essere pedine di una finanza che spadroneggia e che ordina ai “tecnici” di eseguire. La spiegazione della disaffezione al voto, anche nel recente voto in Emilia e Umbria,  dipende molto da tale  realtà che i cittadini percepiscono bene. Questa preoccupazione, tuttavia, non offusca il brillante risultato del Pd e la sua funzione di perno nella costruzione della necessaria alternativa, come ha sottolineato Elly Schlein. L’Emilia fa storia a sé. Spero che nel centrosinistra si abbia questa consapevolezza.

Tra quasi un mese sarà Natale. Per i famigliari di Bobo sarà una giornata speciale. Possono, moglie e figli, ben essere orgogliosi di lui. Indipendentemente da vie o piazze che gli saranno dedicate. Come lui lo era di loro.

Il mio augurio è che nel nostro Paese si affermino sempre più tanti protagonisti dotati di intelligenza, moralità, senso delle istituzioni e che “ci credono”. Nelle nuove generazioni ce ne sono. Vanno scovati, aiutati e valorizzati.

Vecchie e nuove disuguaglianze non saranno certo sconfitte dalle volgarità e dagli insulti, ma dalle idee, dal coraggio, dalla visione del futuro e dal rispetto per chi la pensa diversamente da te.

Daniele Marantelli

da La Prealpina 22 novembre 2024 

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