Sono stato visitato dal Covid e, quindi, non potrò partecipare all’incontro pubblico con Elly Schlein domenica a Varese. L’avrei conosciuta volentieri, perché è l’unica candidata/o al congresso del PD che non conosco personalmente.
Conosco, tuttavia, la sua agenda politica fondamentale: lotta alle disuguaglianze e ai cambiamenti climatici, dignità del lavoro, pace. Detto in tre parole: cambiare il mondo. Utopia? Senza passione e ideali la politica scade in un pragmatismo senz’anima, in occupazione del potere a prescindere, con fenomeni, crescenti, di affarismo. Che non ha solo il volto della corruzione a suon di mazzette. I cittadini se ne accorgono, tant’è che oltre l’80% non ha fiducia nei partiti.
Mi limito al Pd, a cui recentemente ha aderito anche Elly Schlein. Sangue nuovo, per fortuna. Dopo le batoste consecutive alle ultime due elezioni politiche, che lo ha visto sempre sotto il 20%, era lecito attendersi una riflessione all’altezza a partire dalla domanda più radicale: quale è il bilancio del “Progetto Pd” a 15 anni di distanza dalla sua fondazione? Questo interrogativo, finora, nessuno se lo è posto. Avrebbe dovuto occuparsene il congresso costituente. Di costituente non c’è traccia.
Vi è una spiegazione. Nell’aprile 1994, proprio in un’intervista a La Prealpina, dissi che eravamo all’alba del Partito Democratico. Quanta intempestività. Avremmo dovuto attendere il 2007. Altri 13 anni. Perché non erano mature le condizioni politiche? Macchè. Per egoismo delle classi dirigenti nazionali. Questo stesso egoismo spinge, tuttora, diversi esponenti del Pd a rifugiarsi in una illusoria difesa dell’esistente.
Consapevole di non potervi rimediare con un articolo, mi limito a segnalare alcuni appunti a chi si propone di cambiare la sinistra, il Pd e il campo democratico. Sperando che, di fronte alle prevedibili difficoltà del Governo, ciò contribuisca a rafforzare gli artigli dell’opposizione. Oggi divisa, debole, inefficace. E’ l’ABC della democrazia.
Intanto occorre dotarsi di una più robusta cultura di politica internazionale, in un mondo profondamente cambiato. I popoli della Terra che vivono nelle democrazie sono un’estrema minoranza, ormai.
Volando più basso, va ricordato che la Lombardia ha delle radici popolari forti: la cultura del fare bene un lavoro, dell’iniziativa individuale, della piccola proprietà, del risparmio, della solidarietà e dell’autonomia.
Sul Nord. Posto che l’Emilia fa storia a sé, in Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Friuli, il centrosinistra, alle regionali, ha vinto più volte. In Lombardia e Veneto, dal 1995, mai. Se non si sanno interpretare le caratteristiche lombarde non si vince. Spero che Majorino ci riesca. Rifuggendo da tesi tanto consolatorie, quanto infondate. Per esempio. Amministriamo i capoluoghi, quindi vinceremo in Regione. Nel 2018 il centrosinistra amministrava la grande parte dei capoluoghi, eppure Gori fu sonoramente sconfitto da Fontana. Bisogna conoscere e rappresentare, con pazienza e umiltà, le Lombardie. Quella metropolitana, pedemontana e padana.
Tutti i candidati del Pd sono contrari all’autonomia differenziata. Anch’io non condivido la proposta sgangherata di Calderoli. Resto convinto, tuttavia, che gli Stati Uniti d’Europa, sognati da Carlo Cattaneo, siano un progetto moderno e necessario anche per un’Italia organizzata su basi federali. Così come avviene in altri grandi Stati europei: Germania, Spagna.
Due appunti su Varese che, un tempo punta di diamante dello sviluppo, oggi vede il suo Pil arrancare accanto alla media nazionale. Noi diamo solidarietà, giustamente, ai lavoratori della Whirlpool preoccupati per il loro futuro. Se però non comprendiamo quali strategie stanno dandosi le multinazionali in Europa, alla luce della guerra scatenata da Putin in Ucraina, la solidarietà resta solo propaganda. Sulle multinazionali Schlein sta sostenendo posizioni giuste. Mi auguro sia più fortunata dell’ex Ministro del Lavoro Orlando che, sullo stesso argomento, fu crocefisso nel Governo e non solo.
Può essere affrontata la prospettiva dell’ex Alitalia senza che il nostro Paese abbia una strategia sulla più moderna modalità di trasporto di persone e merci? E, questa, può prescindere da una chiara vocazione degli aeroporti lombardi, Malpensa, Linate, Orio, Montichiari, che Regione Lombardia ha allegramente sottovalutato?
Sull’organizzazione di partito. Tutti si scagliano contro le correnti. Soprattutto i professionisti del trasformismo che, spesso solo grazie ad esse, hanno occupato posti rilevanti di partito e di sottogoverno.
Avendo fatto per sei anni il segretario di sezione, sei quello cittadino, sette quello provinciale, senza mai essere stato dipendente di partito o sottosegretario alle serate sul Lungotevere, mi rendo conto di essere una mosca biancorossa. In compenso conosco la materia. Nessun candidato del PD, mi sembra, vuole un partito federale, ma, questa, è l’unica modalità che può stroncare gli aspetti deteriori del correntismo e premiare il merito. Esempio. Quando nel 2001 dissi, in occasione della sfida Berlusconi/Rutelli, che nel Nord esisteva un’acuta questione salariale tra gli operai mi beccai del demagogo. Dal 1990 il potere d’acquisto dei lavoratori italiani ha perso il 3%, quello di tedeschi e francesi è cresciuto di oltre il 30%. Chi era il demagogo? Chi, banalmente, conosceva le diverse buste paga? Mai mi permetterei di pontificare sulla pesca del tonno a Mazzara del Vallo. Un moderno e solidale federalismo è l’esatto contrario della retorica sulle virtù dei territori contrapposte ai vizi del potere centrale, pure numerosi.
Sui giovani. Non c’è azienda o squadra di calcio che, senza energie nuove, può avere futuro. Vale anche per i partiti. Anche tra i giovani, tuttavia, abbiamo visto diffondersi fenomeni di carrierismo fantozziano. Ballerini più disinvolti di Roberto Bolle, hanno imparato in fretta l’arte del trasformismo. Questi giovani non aiutano il cambiamento e non rendono giustizia a tante ragazze e a tanti ragazzi che hanno davvero voglia di cambiare il mondo. Questi vanno sostenuti, aiutandoli a combattere la povertà e non il benessere, lo sfruttamento delle persone e della natura e non la crescita sostenibile. Algoritmi, realtà aumentata, intelligenza artificiale, sono la nuova frontiera che già incide sulle libertà individuali. Una sfida maledettamente complessa in un mondo che, con la finanza più importante dei singoli Stati, sta conoscendo cambiamenti che non si vedevano dai tempi delle scoperte geografiche.
Benvenuta a Varese, Elly Schlein.
Daniele Marantelli
da La Prealpina, 15 gennaio 2023
