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Quell'accordo tra Pds e Lega

Le elezioni del 13 dicembre 1992 sono ricordate per l’accordo tra Lega e Pds. In realtà, per ricavare qualche lezione per il futuro, vala la pena scavare sotto la superficie. A 30 anni di distanza, è possibile.

 

Si trattò di una fase nuova che seguiva la lunga stagione della cosiddetta Prima Repubblica e quella di una delle pagine più buie della storia della nostra Provincia. In quel 1992, infatti, le inchieste di Tangentopoli avevano decapitato non solo vertici politici e istituzionali, ma colpito anche professionisti, imprenditori, alti burocrati. In una parola: la classe dirigente.

L’intesa politica con il mio indimenticabile amico e compagno di tante battaglie, Roberto Maroni, per dare a Varese una nuova amministrazione, muoveva da un comune obiettivo: reagire ad una generale sfiducia che aveva indubbiamente premiato soprattutto la Lega, ma che poteva costituire un serio ostacolo per rilanciare una città in ginocchio.

Stando ai giudizi successivi, anche i più severi, l’operazione riuscì e non si esaurì con l’elezione del Sindaco e della Giunta. Il Pds, prima forza di sinistra se pur ridimensionata, non ebbe timore di reggere una sfida difficile, perché aveva chiaro quali fossero i suoi valori di fondo: la Costituzione Repubblicana, la libertà, il lavoro, l’uguaglianza, l’onestà, la solidarietà. La sua identità.

Nel 1994 Berlusconi trionfa alle elezioni politiche, alleandosi al nord con Bossi e al sud con Fini.

Subito dopo, nell’aprile 1994, rilanciai dalle pagine de La Prealpina l’idea del Partito Democratico.

L’Italia avrebbe dovuto attendere però 13 anni, ottobre 2007, per disporre di una forza popolare e  progressista che unisse sinistra, cattolici, ambientalisti, laici. Energie che nel 1994, divise, consentirono l’affermazione del centrodestra. Nel 1994 i tempi non erano maturi per dare vita al Pd, è stato detto più volte. Ammetto che il tempismo non è una mia caratteristica, ma ho sempre respinto quella motivazione. I tempi erano più che maturi, ma si ritardò, colpevolmente, per l’egoismo delle classi dirigenti nazionali del centrosinistra.

La storia, beffardamente, si ripete, se pure in forme e con protagonisti diversi, anche oggi, senza tenerne conto.

Quel decennio fu caratterizzato, dopo la vittoria dell’Ulivo nel 1996, grazie alla corsa solitaria della Lega, da una condizione particolare nella nostra terra. In Provincia amministrava la Lega, in Regione Lombardia Forza Italia e in Italia governava l’Ulivo.

Vi erano le premesse affinché ogni progetto di interesse generale deragliasse alla prima curva. Accadde il contrario. I fatti. Si istituì l’Università dell’Insubria, luglio 1998, si inaugurò l’hub di Malpensa, ottobre 1998, fu finanziata la costruzione del Nuovo Ospedale di Varese, marzo 1999 e si consolidò, Aermacchi/Siae Marchetti, 1999, il settore dell’ala fissa. Progetti che avrebbero consentito, pur senza PNRR di sorta, un salto di qualità nella cultura, nella sanità e nell’economia del nostro territorio. Pensati e coordinati dalla politica, quei progetti furono realizzati nel dialogo fra istituzioni diverse e con l’apporto determinante del mondo culturale, sociale ed economico.

Oggi si fa fatica a delineare una nuova stagione di progresso e conquiste. Perché c’è stato e c’è il Covid e per la guerra scatenata dalla Russia in Ucraina? Anche per questo, ma non basta. Perché la classe dirigente locale non è sufficientemente lungimirante, coraggiosa e generosa? Non saprei.

E’ bene, in ogni caso, fare i conti con la realtà. Da almeno vent’anni la finanza comanda, i tecnici eseguono e i politici vanno ai talk show. Per un politico questa è la forma più spietata di autocritica. Ignorare, fischiettando, un’analisi nuova sul ruolo del mercato, della finanza e del capitalismo, significa essere riformisti?

Chi crede nel cambiamento deve essere consapevole. Come cambiare? Intanto con una adeguata preparazione. Esempio. I partiti dovrebbero formare e selezionare la loro classe dirigente. Se la prima non la fanno da anni e la seconda la delegano alle primarie, a che servono i partiti? Nel mio schieramento spesso l’unica domanda che conta è: cosa farò io? Questa domanda/patologia è cresciuta in strati crescenti della società.  Così è difficile fare l’interesse delle comunità.

La democrazia italiana è sotto stress. Alle ultime elezioni politiche oltre il 36% dei cittadini ha rifiutato le pur numerose offerte in campo. Perché? Mi sbaglierò, ma vedo una diffidenza diffusa tra le persone e tra esse e le istituzioni. Cosa sono diventate le assemblee elettive comunali, regionali e nazionali? Cosa contano i consigli comunali dopo l’elezione diretta del Sindaco? I consigli regionali con il peso debordante delle giunte? Camera e Senato impegnati prevalentemente a convertire decreti del Governo o ad attuare direttive europee? Da convinto federalista, partirei da qui per costruire un rapporto nuovo fra istituzioni e cittadini. Applicherei l’organizzazione federale anche nella vita dei partiti. Così si premierebbero merito e risultati. Altrimenti la polemica contro le correnti, alimentata da persone che spesso solo grazie ad esse hanno rivestito ruoli politici, istituzionali e di sottogoverno, è robaccia intrisa di retorica che si prende gioco, soprattutto, dei giovani.

Bisogna combattere la povertà, non il benessere. Rimuovere le disuguaglianze che sono cresciute e che tolgono sicurezze anche a lavoratori e professioni che un tempo avremmo definito privilegiate. L’inflazione e i mutamenti geopolitici stanno colpendo il risparmio che, con il lavoro fatto bene, la piccola proprietà, l’innovazione, la solidarietà, l’autonomia, è stato un pilastro delle “Lombardie”. Metti il fieno in cascina, ci hanno insegnato i nostri nonni, contadini.

Quel 1992 ci spinge ad avere coraggio, fantasia e memoria. Il 1° gennaio la Russia si rese indipendente dall’Unione Sovietica. Il 23 maggio ci fu la strage mafiosa di Capaci. Volando basso, farò un esempio su Malpensa. Croce e delizia. Due anni fa avevo proposto di dedicare un consiglio regionale straordinario per un nuovo Piano regionale del trasporto aereo. Attribuendo a Malpensa, Linate, Orio, Montichiari, vocazioni chiare. Niente consiglio. Niente Piano.

Come sono stati utilizzati dal Comune di Milano, in questi anni, gli utili di Sea? Perché le classi dirigenti del varesotto non hanno mai aperto un contenzioso, corretto, su questo tema? Non è un tabù: avviene nei più importanti aeroporti internazionali per destinare risorse, ambientali e culturali, nei territori dei sedimi aeroportuali.

Perché di fronte alla cosiddetta privatizzazione di Alitalia o Ita, in Lombardia c’è un silenzio assordante?

Chi si candida a guidare la “Provincia con le ali” dovrà sbrogliare questi nodi che impatteranno sulla qualità del lavoro, dell’ambiente e della mobilità delle prossime generazioni.

Nel dicembre 1992 eravamo animati dall’idea, forse ingenua ma sincera, di volere cambiare il mondo.

C’è qualcuno che nel dicembre 2022, in tempo di guerre, cambiamenti climatici, migrazioni bibliche che scuotono il Pianeta, algoritmi, realtà aumentata e intelligenze artificiali che scuoteranno le Libertà Individuali,  può negare che quell’idea sia più che mai attuale?

 

Daniele Marantelli

www.danielemarantelli.it

11 dicembre 1992

 

 

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