A mezzo secolo dalla Liberazione, nel 1995, da segretario provinciale del PDS, decisi di chiedere a diversi partigiani del nostro territorio le loro testimonianze, raccogliendole in un breve libretto dal titolo “Le radici della Repubblica”.
L’ho ripreso in mano più volte nei tornanti difficili della nostra storia recente. Che cosa ci ha lasciato quell’insegnamento, alla luce della guerra terribile che Putin ha scatenato contro l’Ucraina?
Quella preziosa eredità, anelito per la libertà, coraggio, difesa degli interessi nazionali, in queste settimane è stata spesso sporcata da polemiche che hanno investito l’Anpi. Che tristezza. Ho ripensato a quando, bambino, sfilavo il 25 Aprile sulle spalle di mio padre nelle vie di Varese. A quando, nel febbraio 1998, i suoi famigliari mi chiesero di ricordare, con un’orazione funebre laica, dopo la cerimonia religiosa, nella Piazza antistante la Basilica di San Vittore, Claudio Macchi. Stroncato da un infarto mentre era in sella alla sua amata bicicletta sul Monte Ceneri, il Comandante della Brigata d’Assalto Garibaldi “Walter Marcobi”, il 25 Aprile 1945 diede l’ordine di liberare Varese.
Perché, invece e ora, questo degrado politico/culturale? La limpida differenza tra l’aggressore, la Federazione Russa, da condannare senza riserve, e l’aggredito, l’Ucraina, da sostenere concretamente, non deve attenuare la ricerca della Pace. Consapevoli che si tratterà di un percorso lungo e tortuoso. Pur in mezzo a tanti dubbi, quella europea è per definizione la cultura del dubbio, su un punto centrale ho una netta convinzione da anni. La finanza comanda, i tecnici eseguono, i politici fanno interviste a Tv e giornali. C’è bisogno di una svolta.
Molti hanno sognato gli Stati Uniti d’Europa. Vi hanno scritto pagine bellissime Carlo Cattaneo nell’Ottocento e Altiero Spinelli nel Novecento. Questo è il progetto sul quale l’Italia dovrebbe impegnarsi con tutte le sue forze. Anche per difendere l’interesse e l’onore nazionale, come fecero i partigiani.
Le immagini della guerra in Ucraina sono sconvolgenti. Morte, distruzione, odio. L’orrore delle fosse comuni. Famiglie spezzate, anziani umiliati, bambini, sì, persino bambini uccisi. Quanta angoscia. Davvero il sonno della ragione genera mostri. Un mese fa mi chiedevo, su queste colonne, se le classi dirigenti dell’Occidente avrebbero saputo assicurare alle giovani generazioni un futuro di pace, salute e benessere, quale quello conosciuto per decenni. E se sarebbero state all’altezza di tale sfida. Onestamente, almeno fino ad oggi, non sembrano esserlo. Il pessimismo dell’intelligenza, tuttavia, non deve frenare l’ottimismo della volontà.
Sempre su La Prealpina, a inizio anno, ben prima della brutale aggressione della Russia all’Ucraina, mi permisi di sottolineare che la maggioranza della popolazione del Globo vive in regimi autoritari o autocratici e solo una minoranza in democrazia. Questi mesi, che segneranno la Storia dell’Europa e del Mondo, ci hanno sbattuto in faccia più volte questa realtà. Le votazioni all’Onu sono state illuminanti.
Tuttavia è a partire da lì che va cercata la chiave per porre fine al conflitto nel cuore dell’Europa. Con buona pace di presunti esperti, goffi trasformisti e pappagalli che imperversano sui media e, persino, nelle istituzioni.
Non è accettabile che l’Europa, che pure ha dato prova di una certa coesione, rinunci a svolgere un’iniziativa politica autonoma, verso la Cina e l’India, per esempio. Ciò senza venire meno al leale rispetto dell’alleanza atlantica. Auguriamoci che con la vittoria di Macron, la Francia, l’Italia, la Germania e la Spagna, siano il motore principale di questa iniziativa. Speriamo che il 25 Aprile si abbandonino polemiche stucchevoli e provinciali, consapevoli che la guerra produce catastrofi umanitarie e sociali. Aumenta le disuguaglianze e gli egoismi. Lottare contro esse e ogni forma di nazionalismo deve essere la missione della sinistra europea, superando inspiegabili timidezze. La recessione in Italia, un Paese privo di materie prime, dove salari e stipendi sono tra i più bassi d’Europa, può avere effetti devastanti su famiglie e imprese. Contrapporre libertà e crescita e’ una stupidaggine. L’Occidente è diventato tale, libertà, diritti sociali e civili, grazie allo sviluppo economico. È così difficile dire le cose come stanno, invece di edulcorare la realtà con tesi astratte e infantili propinate ai cittadini? È blasfemo richiamare l’importanza, per l’Italia, del suo rapporto con i Paesi che si affacciano sul Mare Mediterraneo?
Nella introduzione al libretto sulla Resistenza, ricordando alcune pagine gloriose del nostro territorio, auspicavo “una terra proiettata verso l’Europa, pacifica e accogliente con popoli e culture diverse e lontane, forte economicamente, ricca di cultura, solidale, gelosa delle sue risorse ambientali, che mettesse al centro della sua attenzione l’uomo e il suo bisogno di libertà”. Non ho cambiato idea.
Comunisti come Renato Morandi, socialisti come Aldo Montoli, cattolici come Rino Pajetta, e tanti altri, che ricordo con gratitudine ed affetto, richiamarono in quelle testimonianze, a mezzo secolo di distanza, l’essenza dei valori della Resistenza.
Il Mondo è cambiato e cambierà. Ciò che succederà nei prossimi 8 mesi resettera’ ciò che è accaduto negli ultimi 80 anni.
I valori della Resistenza, tuttavia, a partire da quello supremo della Pace, che onoriamo ogni 25 Aprile, devono costituire, fuori da ogni concessione retorica, una bussola preziosa per le giovani generazioni. Quest’anno c’è poco da festeggiare, ma la giornata della Liberazione speriamo possa essere un’occasione per cercare, nel tempo del buio, la luce della Pace, interpretando, così, i sentimenti della stragrande maggioranza degli italiani.
Daniele Marantelli
Da LA Prealpina, 24 aprile 2022
