Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha ricordato che i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza vanno spesi bene, con efficacia e onestà. Ha ragione. E l’attuazione del Pnrr dipenderà molto da due Regioni chiave come Lombardia e Veneto, che rappresentano il 25% della popolazione italiana.
Si dice che i governi Prodi, 1998 e 2008, siano caduti per le manovre di D’Alema e l’avviso di garanzia a Lady Mastella e che il Conte bis sia franato per la spregiudicatezza di Renzi. Ho un’opinione diversa. Questi governi cadono perché avevano contro Lombardia e Veneto. Che non significa Formigoni e Galan ieri o Fontana e Zaia oggi, ma qualcosa di più profondo. Ciò interpella soprattutto il centrosinistra. Ha poco senso parlare genericamente di Nord. In Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, Trentino e Friuli il centrosinistra si è affermato alle regionali. In Lombardia e Veneto, dal ’95, mai. Ora alcuni esponenti progressisti ripropongono una tesi d’argilla: se vinceremo le amministrative a Milano, nel 2023 vinceremo le regionali. Nel 2018, nonostante un candidato noto, un ottimo sindaco come Giorgio Gori, il centrosinistra alle regionali ha subito una batosta. E chi amministrava Milano nel 2018, gli Ufo?
È evidente da un quarto di secolo la differenza tra regionali e comunali. È bene, quindi, abbandonare tesi consolatorie e porsi la domanda chiave: perché il centrosinistra nei Comuni spesso vince e alle regionali perde? Da noi si dice: un laurà se l’è mia fai ben, l’è mia un laurà. Partirei da lì. Dalla cultura del lavoro, dell’iniziativa individuale, della piccola proprietà, del risparmio, della solidarietà, dell’autonomia che in Lombardia ha profonde radici popolari: bisogna investire sui lavoratori, dipendenti e autonomi, manuali e intellettuali, sulla loro sicurezza e formazione. Il segretario del Pd e il ministro del Lavoro ne sono consapevoli. C’è poi qualcosa che interroga tutti. Il Pil italiano, a fine 2020, era del 12,4% sotto i livelli del 2007. A eccezione della Grecia, caso unico in Europa. È tempo di guardare in faccia la realtà. Si è rinnovato il contratto dei metalmeccanici. Nessuno ne ha parlato. Eppure in Lombardia riguarda 400 mila persone. La povertà assoluta, sia in termini di famiglie sia di individui, cresce di più nel Nord-Ovest. Rispettivamente +7,6% e +10,1%. Chi si è chiesto perché? Per combattere povertà e disuguaglianze, e non il benessere, vorrei affrontare due temi trascurati nel Pnrr. Il sistema aeroportuale lombardo occupa decine di migliaia di persone, a partire dal nostro territorio, ed è uno strumento decisivo per il rilancio dell’economia. Le merci ad alto valore aggiunto sono esportate nella pancia degli aerei. Nel Pnrr questo tema ha solo un nome: Alitalia. Ma perché la presenza, non piccola, a Roma, di deputati, senatori (uno è il senatore italiano più famoso d’Europa) e ministri lombardi, non ha corretto il Pnrr su questo punto? Bisogna rimediare.
La pianura padana è la camera a gas d’Europa. I senatori Misiani e Manca (Pd) sono riusciti a fare stanziare 115 milioni per migliorare la qualità dell’aria nella pianura padana. Un risultato dal valore simbolico importante. Ma ciò di cui abbiamo bisogno, tuttavia, è un progetto di grande cambiamento del sistema produttivo, del trasporto pubblico e di quello agricolo, a partire dagli allevamenti, all’insegna della transizione energetica e della trasformazione digitale.
Perché, allora, non convocare un consiglio regionale straordinario, aperto al mondo delle Università, dell’impresa, del sindacato, dell’associazionismo per affrontare questi temi visto che il presidente del Consiglio ha detto che il Pnrr dovrà assumere caratteri strutturali? Carlo Cattaneo diceva che i 9/10 del benessere lombardo dipendevano «dalle nostre mani». È una considerazione più che mai attuale.
Daniele Marantelli
Direzione Nazionale P.D.
