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Castrazione chimica contro i pedofili: "Solo una sparata di Salvini. Una bandiera per le urne..."

«Perché la Lega Nord non ha messo in pratica queste proposte quand’era al governo con importanti ministri?».È la domanda che si fa il deputato varesino del Pd Daniele Marantelli, all’indomani dell’uscita del segretario federale del Carroccio Matteo Salvini che ha invocato la castrazione chimica per i pedofili in seguito all’episodio dello stupro di una tredicenne a Gallarate.

 

«Di fronte a fatti così terribili occorre che si applichi la massima severità in nome della legge, in presenza di episodi di una gravità inaudita - il ragionamento di Marantelli sulla vicenda – ma per affrontare questi reati la strada da seguire sono condanne esemplari. Non può certo essere Le scarpe rosse: simbolo delle battaglie contro la violenza sulle donne quella indicata da Salvini, che ripropone come fece già Calderoli tempo fa parole d’ordine, come castrazione chimica, sicuro di cogliere nella pancia dell’elettorato, a caccia di facile consenso, in una società comprensibilmente preoccupata per il proprio futuro».

Secondo Marantelli infatti il successore di Umberto Bossi «ripete slogan di impatto, senza che nessuno gli chieda conto delle conseguenze o del passato». «La castrazione chimica è solo l’ultimo di un elenco che potrebbe essere lunghissimo, dall’uscita dall’euro, per cui Salvini non spiega cosa ne sarebbe dei risparmi degli italiani o dei mutui contratti da chi ha comprato casa, oppure la speculazione che compie sul problema delle case popolari di Milano, quando Aler è gestita da Regione Lombardia e il presidente di Aler Milano è indicato dal suo partito».

Insomma, per il deputato del Pd la proposta sulla castrazione chimica è una delle tante «impercorribili e dannose» che la “nuova” Lega salviniana sta agitando come una bandiera elettorale. «Potevano farlo prima» «È facile sparare quando si è all’opposizione - ricorda Marantelli - ciò non toglie che il giudizio sull’odiosa vicenda di Gallarate non sia meno grave, ma se quella proposta da Salvini fosse stata la strada più efficace per affrontare il problema vien da chiedersi perché non sia stata perseguita e portata fino in fondo dal suo partito quando era al governo, con posizioni di potere di primo piano».

da Andrea Aliverti, La Provincia, 8 dicembre 2014 

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