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Marantelli torna al Franco Ossola: "Primo non perdere. Secondo, Pavo-gol. E terzo le strutture

Daniele Marantelli é un fiume in piena. Dal Varese alla città, da Gautieri a Sottili, da Picchi a Sogliano: quando gli si sventola sotto il naso un po' di biancorosso, l'esponente varesino del PD - che nel Varese ha pure giocato da ragazzo - macina pensieri e parole. Partendo da domenica mattina, passata a Masnago a vedere il ritorno di Sottili.

 

Marantelli, che cos'ha fiutato? Ho parlato con Laurenza e Montemurro. Ci sono preoccupazione e tensione, perché il momento lo impone e le decisioni sono state forti. Però, credo fosse quasi obbligato cambiare l'allenatore.

Perché? Io, sabato, ero a Masnago e, per non parlare dell'anima della squadra, dico che non si può arrivare sistematicamente secondi sulla palla. Vantaggiato, mi si permetta, non é la fracci: eppure, dava sempre due-tre metri  al marcatore di turno.

Problema di testa o di gambe? Di entrambe. Un cavallo lo vedi dalla punzonatura; io ho visto poco il Varese dal vivo, ma anche dalla tv si aveva la percezione di una squadra poco sul pezzo un po' in tutto. Certe disputazioni tattiche, poi, hanno solo nuociuto.

Cioé? Con tutto il rispetto, navigo il calcio da quarant'anni: a me, parlando di serie B, le discussioni su 4-3-3 o 4-2-3-1 mi fanno ridere. Ditemi una squadra che fa spettacolo e faccio l'abbonamento a quella. In serie B servono altre cose: primo, non prenderle; secondo, una buona punta che faccia gol.

Il Varese ce l'ha? Pavoletti é un ottimo attaccante. Se sabato mette in porta quella palla stoppata di petto e girata, viene giù lo stadio e la partita cambia. Era il Padova, mica il Real.

Quindi, basta darla a Pavoletti? Più o meno sì. Mourinho sarà quello che volete, ma quando rimprovera a Mancini di avere uno come Drogba e di non servirlo, ha sacrosanta ragione.

Come ha visto Sottili? Molto carico. Io quando sento dire di un allenatore che é una persona perbene, mi preoccupo. Ci vuole tanta grinta, non é ambiente per educande.

Sulla tempistica del cambio? In fondo meglio avere davanti Trapani, Empoli e Palermo che non altre squadre con l'acqua alla gola.

Gautieri ha detto di essere stato esonerato dai tifosi e di non essere mai stato accettato per via delle sue origini napoletane: realistico? I tifosi sopra le righe ci sono, ma le ragioni sono altre. Anastasi é siciliano, eppure é il giocatore forse più amato della storia del Varese. Sannino non é teutonico, ma é amatissimo. Lui e Luca Sogliano, tra primo e secondo tempo, avrebbero sbranato anche i magazzinieri; la squadra sarebbe rientrata in campo azzannando la partita. Invece, sabato, i giocatori si sono ripresentati ancora più dimessi.

Visto che ha citato il passato: un giocatore che ripescherebbe in una situazione come questa? E' fantacalcio, ma dico Armando Picchi. Lo dico perché ho toccato con mano: era il concetto di personalità in carne ed ossa. Non aveva neanche bisogno di parlare. Contro quel Varese,a Masnago, ci lasciarono tutti le penne.

E un dirigente? Forse l'attuale dirigenza non apprezzerà, ma scelgo Ricky Sogliano. Facile fare le nozze coi milioni; lui le ha fatte coi fichi secchi.

Domani il Varese compie 104 anni: un augurio? Di voltare pagina sul piano delle strategie di medio-lungo periodo e delle strutture. Nell'85, alla mia prima esperienza in Consiglio comunale, proposi: perché non creiamo una società pubblico-privata che si occupi degli impianti della città? Mi risposero: bella idea, ma hai già in mente chi mettere nel consiglio di amministrazione? Per me era l'ultimo dei pensieri. Sono passati trent'anni e i problemi sono tutti lì. Il Varese ci aveva provato a farsi lo stadio, ma qualcuno ha fatto sì che si sprecasse l'occasione. Peccato, perché - allargando anche al Varesotto - abbiamo radici sportive che neanche sappiamo di avere.

E un augurio sportivo? Di salvarsi il prima possibile. Fuori dalla serie B non vedo grosse possibilità. La ricetta é semplice: difendiamo il punto di partenza e serviamo le nostre punte. Qualcosa combinano. Spiace per i palati fini del Franco Ossola, ma non vedo altre strade.

Luca Ielmini, La Provincia, 21 marzo 2014

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