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Taglio dei parlamentari: punto di partenza per le riforme

La riforma del Titolo V della Costituzione fu votata dal Parlamento e approvata nel referendum del 2001. Le due riforme complessive della Costituzione, Berlusconi 2006 e Renzi 2016, furono, invece, entrambe bocciate dal popolo. Perché?

 

Perché i classici schieramenti di centrosinistra e centrodestra si elidono. Non è un caso che federalismo e taglio dei parlamentari sono proposte di partiti "non tradizionali" come Lega e M5S.

Il centrosinistra, come nel 2001, deve cogliere questa occasione parziale, per CAMBIARE. Il taglio dei parlamentari, presente in tutte le proposte della riforma del centrosinistra da 40 anni, deve costituire un punto di partenza, non di arrivo.

Superamento del bicameralismo perfetto, legge elettorale con sbarramento, sfiducia costruttiva, modifica degli elettori del Presidente della Repubblica e dei cervellotici regolamenti parlamentari. Tutte le forze politiche devono lavorare per realizzare questi obiettivi in questa legislatura.

Il Paese è in difficoltà. Chiede maggiori semplificazioni. Non può essere mortificato.

Le Istituzioni devono dare l'esempio. Da una situazione di guerra, tale è la conseguenza della vicenda Covid nel mondo, si esce con innovazioni, pena il rischio di essere travolti. È giusto distinguere il referendum dal governo. Evitando, tuttavia, ipocrisie. Il taglio è stato uno dei punti del programma che ha dato vita ad una nuova maggioranza. Salvini non è stato cacciato dal Viminale dai partigiani scesi dalle montagne con il fucile in spalla, ma dal suo harakiri, dalla manovra e dalla tattica politica. I programmi, gli accordi, pertanto, vanno rispettati. Vale per tutti.

La Direzione del Pd ha deciso di votare Si. Rispetto chi la pensa diversamente, a partire da Giorgetti, anche se cambia idea a 10 giorni dal voto dopo che la Lega ha sempre votato a favore in Parlamento. Ma è chiaro che la vittoria del No costituirebbe una pietra tombale sulle riforme che tanti auspicano. C'era chi pretendeva che il Pd desse libertà di voto. A parte il fatto che la libertà i cittadini se la prendono, se un partito non da' indicazioni non ha ragione di esistere. È inutile. Il Pd lombardo la diede in occasione del referendum sull'autonomia nel 2017. L'incertezza genera confusione e fragile identità.

Proprio nel Nord, invece, operai, artigiani, partite IVA, imprenditori, chiedono decisioni rapide, consapevoli di quanto grandi siano i problemi del lavoro, della scuola, della salute.

All'assillo delle famiglie non si può rispondere con un apparato istituzionale inadeguato. Molto è cambiato dal 1963 quando si decise l'attuale numero di deputati e senatori. Il Parlamento ha ceduto competenze verso l'alto, l'Europa, e verso il basso, le Regioni. Il Si sarebbe un cedimento all'antipolitica? Come non vedere che forze potenti spingono per il No, prefigurando governi tecnici? E non sono proprio questi un indebolimento della democrazia rappresentativa?

Guai a sottovalutare la sfiducia e persino la rabbia che cova nella nostra società. Stanno accadendo persino fatti drammatici che si pongono fuori dal consorzio umano.

Il cambiamento interroga tutti. L'affermazione del Si imprimerebbe una spinta per realizzare, finalmente, le riforme Costituzionali necessarie per un'Italia più moderna, in grado di affrontare le sfide che l'attendono in Europa e nel Mondo.

Daniele Marantelli

Direzione Nazionale P.D.

da La Prealpina, 15 settembre 2020

 

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