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Incontro fra diversi: una destra e una sinistra che abbattevano i muri

Caro Huffington, 

sono trascorsi vent’anni dalla scomparsa di Marzio Tremaglia.

 

Nel mio cammino ho avuto la fortuna di incontrare leader politici, uomini di governo e delle istituzioni, straordinari testimoni della Chiesa, intellettuali, campioni dello sport, personalità del cinema, della musica e dello spettacolo. Tante persone semplici. Non tutti hanno lasciato in me, uomo di sinistra fino al midollo, privo di pregiudizi, vaccinato da ragazzo al culto della personalità, tracce importanti. Marzio Tremaglia, uomo di destra, si. In questi giorni così tribolati ho provato a darmi una spiegazione.

Siamo stati entrambi eletti consiglieri regionali in Lombardia nel 1995. A lui, di Alleanza Nazionale, fu assegnato il compito di Assessore alla Cultura. A me, del Pds., all’opposizione, quello di Segretario della Commissione Cultura. Mi colpirono subito i suoi modi garbati, la curiosità intellettuale, la fantasia, i tratti di una persona priva di pregiudizi, la sua autonomia politica di fronte alla esuberante personalità del Presidente della Giunta Roberto Formigoni. 

Era rimasto, a sua volta, sorpreso quando seppe che al congresso provinciale del partito di cui ero segretario, avevo invitato il Sen. Pellicini, responsabile locale di An.

Non era mai accaduto. Volevo abbattere un muro. Pellicini si commosse. Purtroppo, a differenza della Germania, a tutt’oggi in Italia non abbiamo saputo costruire una memoria condivisa. Anche da lì dipendono molte delle nostre debolezze. Quella vicenda contribuì a rafforzare un dialogo personale che andasse oltre quello, naturale, di carattere istituzionale. Mi stimolava sentire le sue tesi su un mondo che non poteva essere ridotto a mercato. Da convinto ammiratore di Carlo Cattaneo e Altiero Spinelli, ascoltavo con interesse la sua lucida difesa del ruolo dello Stato. 

La critica più corrosiva rivolta al mio campo era che l’economia e la finanza erigevano muri contro i diritti dei popoli. Proprio così. Una contraddizione che, in effetti, negli anni successivi la sinistra avrebbe pagato a caro prezzo. Tremaglia attribuiva grande importanza alla cultura e al dialogo fra diversi. 

Il 14 luglio 1998 il Ministro Luigi Berlinguer, persona a me cara, istituì l’Università dell’Insubria. Un risultato storico, tant’è che da allora nessuna Università pubblica è stata istituita in Italia. Reso possibile dal dialogo fra maggioranze politiche diverse tra loro. In Provincia di Varese la Lega, in Regione il Polo, al Governo l’Ulivo. Tenevo molto a quell’obiettivo e in quel lavoro complesso potei sempre contare sulla leale collaborazione di quello “strano” assessore regionale di destra.

Pochi mesi dopo apprendemmo la tremenda notizia della sua malattia, affrontata con coraggio e dignità, che in meno di due anni lo avrebbe sottratto, giovanissimo, ai suoi cari e alla politica.

Cosa avrebbe fatto di fronte ad una pandemia che ha sconvolto il mondo, colpito duramente la Lombardia, scuotendo in profondità la sua amata terra bergamasca? È impossibile rispondere. In Lombardia le preoccupazioni per il futuro sono grandi, almeno quanta la voglia di reagire.

La frattura fra Nord e Sud, tra lavoratori dipendenti e autonomi, assumerà nei prossimi mesi caratteri inediti. Il Covid-19 ha investito brutalmente un tessuto produttivo e un mondo del lavoro autonomo che sono una fonte indispensabile per l’apparato pubblico e i trasferimenti sociali dell’intero Paese. Di fronte alle ansie di milioni di persone, famiglie, imprese, sarebbe necessaria una leale collaborazione istituzionale fra Governo, Regione Lombardia, Enti locali, forze sociali, associazioni di categoria. Sommando e unendo le forze, non sprecando energie in polemiche inconcludenti. 

Guai se la paura si trasforma in rabbia in una regione che ha, aveva, 800.000 imprese e rappresenta oltre il 22% del Pil nazionale. 

Il 95% dei cittadini non ha fiducia nei politici italiani. È allarme rosso per chiunque creda nella democrazia e nella libertà e voglia contrastare vecchie e nuove disuguaglianze.

Non credo che Marzio Tremaglia avrebbe ignorato il sacrosanto invito del Presidente Mattarella alla leale collaborazione fra Istituzioni. Si sarebbe impegnato, con proposte concrete, affinché la locomotiva del Paese potesse essere all’altezza delle sfide che attendono l’Italia, così come è avvenuto nei momenti di svolta della nostra Storia. Mi è chiara, fin dalle scuole medie, la differenza fra sinistra e destra. So che a me, militante del Pd, manca molto un interlocutore di “destra”, consapevole che nei momenti d’emergenza serve un respiro capace di  abbattere i recinti del passato e guidarci verso un sentiero antico e modernissimo. Quello che guarda al bene comune. Non è retorica. È politica.

 

Daniele Marantelli, direzione nazionale del Pd

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