Ora serve il valore aggiunto!

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Venerdì 7 febbraio è stata una splendida giornata. Cielo azzurro, temperatura primaverile. A Costermano, comune sul lago di Garda, si è inaugurato un centro civico dedicato ad Ettore Peretti, parlamentare scomparso improvvisamente due anni fa.

Ettore, solide radici democristiane, era onesto, non andava in TV, ma conosceva a fondo i dossier, era legato al suo territorio e alla sua famiglia. Siamo diventati amici per questo e anche perché e' stato il difensore più forte con cui ho giocato nella Nazionale Parlamentare di calcio nelle tante partite di beneficenza, ma soprattutto negli allenamenti al campo militare della Cecchignola, assurto a notorietà in questi giorni dopo il maledetto coronavirus. In tanti, parlamentari di maggioranza e opposizione, esponenti di Governo, sindaci, persone comuni e soprattutto la moglie e le due figlie, erano presenti all'inaugurazione. È stato bello incontrare compagni di squadra che non vedevo da anni. Ho apprezzato la decisione di Giancarlo Giorgetti, ormai da oltre 10 anni non più portiere per un infortunio, proprio alla Cecchignola, di essere presente a onorare il suo ex compagno di squadra e di Commissione Bilancio. Non so se sia il segno di una nuova fase all'insegna di un maggiore coraggio politico. Sicuramente i valori di onestà, competenza, legami popolari, coerenza, non sono ferrivecchi passati di moda. Anzi, forse la presenza di molti parlamentari giovani che, dopo l'inaugurazione, hanno partecipato insieme a noi ad un triangolare sul campo verde, reclama il bisogno di riscoprire quei valori, dopo la sbornia dell'effimero e delle volgarità.

Da Varese a Costermano ci sono circa 200 chilometri di distanza. Mentre guidavo pensavo al mio amico che non c'è più, ma osservavo anche l'ininterrotto susseguirsi di piccole e medie aziende industriali e artigianali di fianco all'autostrada. Quanta sapienza, capacità di rischiare, lavorare, fare sacrifici, è contenuta in questo asse che da Castronno mi ha portato sino all'uscita di Peschiera del Garda. Eccellenze europee come la Brembo a Bergamo o gli impianti di A2A a Brescia. Altre meno note, ma ugualmente importanti per la loro qualità. A Castronno, per esempio, c'è un'azienda che produce "cerniere" anche per Audi e BMW. Perché il costo del lavoro è più basso che in Germania? No, perché a Castronno come a Dalmine in diversi settori siamo più bravi dei tedeschi. Queste qualità vanno difese come le pupille degli occhi.

I dati sulla produzione industriale ci dicono, tuttavia, che persino la Lombardia sta frenando. Dal +3% del 2018 al -0,2% del quarto trimestre 2019. Su base annua i risultati peggiori si registrano proprio a Brescia, Bergamo, Monza Brianza e Varese, con auto, tessile, acciaio, in particolare sofferenza.

Intendiamoci. I livelli produttivi della Lombardia sono di 15 punti sopra quelli dell'Italia e in linea con la media europea, ma se la locomotiva rallenta difficilmente per il Paese si possono prevedere slanci e riprese. Anzi, è probabile che anche nel Nord ci saranno conseguenze sull'occupazione. L'ho detto venerdì scorso a Giorgetti e ad altri esponenti di tutti i partiti: "ma voi pensate davvero che le priorità dell'Italia, fanalino di coda in Europa per crescita, siano la prescrizione e amenità varie?". Eppure c'è chi, il partito di Italia Viva, su questo tema pensa di aprire una crisi di governo. Ri-di-co-lo.

Il problema n.1 è il rilancio della crescita. Sostenibile, ma in grado di creare ricchezza. Senza nuovo valore aggiunto non c'è lotta alle disuguaglianze e redistribuzione destinata al successo. Solo lì si troveranno risorse per scuola, ricerca, trasporti e ospedali che funzionano, pubblica amministrazione da modernizzare e sburocratizzare.

Lavoro per i giovani, liste d'attesa da abbattere per chi si deve curare, asili nido accoglienti e meno cari, case di riposo umane con rette accessibili,aria e acqua pulita, case a prezzi accessibili, paesini, piazze, città sicure. Mi sbaglierò, ma per le famiglie queste sono le priorità.

I populismi si nutrono di rabbie e paure. La buona politica, invece, deve dare risposte incisive a queste esigenze senza negarle aristocraticamente, come fossero frutto di un impazzimento generale. Qui c'è la vera sfida per una classe dirigente attenta ai bisogni popolari.

Si potrebbero fare molti esempi. Sulla crisi di Air Italy si stanno consumando, sulla pelle di centinaia di famiglie, polemiche infantili. La Lega dà la colpa al Governo e al Comune di Milano. Il centrosinistra, per ora, è impacciato. Polemiche spicciole, ma, soprattutto, inconcludenti. Possibile che per Air Italy, così come per Alitalia, non si capisca che il problema di fondo è dotarsi di politiche industriali all'altezza delle caratteristiche della Lombardia e dell'Italia? C'è stato un boom di passeggeri in Italia. Purtroppo il totale trasportato da tutte le compagnie italiane è ben al di sotto di quanto realizzato dalla sola Ryanair. Esiste un piano che individui le vocazioni degli aeroporti lombardi a partire da Malpensa? Non mi risulta. L'Italia non è la Francia o la Gran Bretagna. Parigi e Londra sono capitali indiscusse. Da noi è un'altra storia. Roma è la capitale, politica, religiosa, turistica. Milano quella economica e finanziaria. Alitalia e i diversi Governi non ne hanno, finora, tenuto conto.

Insomma serve un'idea di Paese legata alla realtà e l'umiltà di ascoltare chi sa. Il futuro si prepara conoscendo il passato. Nel 1969 si inventarono le 150 ore. Una rivoluzione che per merito di partiti, sindacalisti, industriali, intellettuali, consenti' l'alfabetizzazione di migliaia di lavoratori. Oggi, nel tempo della competizione globale senza esclusione di colpi, serve un'analoga opera di alfabetizzazione digitale con un moderno patto tra istituzioni, scuola e mondo dei lavori. Il segretario del Pd, Zingaretti, per fortuna, ha chiaro quali sono le priorità per l'Italia. Mi auguro che anche il Governo comprenda che non è tempo di routine e divisioni artificiose.

Servono idee nuove e coraggiose. Avere destinato, nella scorsa legislatura, oltre un miliardo di euro per due nuovi prodotti dell'aerospazio, è stata un'idea giusta che ha dato e darà risultati. Difendere il settore più strategico del nostro territorio significa preparare le sfide del futuro.

La cultura del fare bene il lavoro, dell'iniziativa individuale, del risparmio, della piccola proprietà, dell'autonomia, dell'innovazione, del volontariato, della libertà, in Lombardia ha radici profonde e popolari. Matteo Salvini, con il nazionalismo, ha fatto, legittimamente, una scelta diversa. Umberto Bossi, che sebbene minato nel fisico resta un leader, gli ha lucidamente spiegato, in un'intervista a Gad Lerner, che sta sbagliando.

Quei valori e quelle bandiere, figlie di quella cultura, a maggior ragione, però non bisogna lasciarle cadere. Sono un estimatore della Giunta Sala così come ho apprezzato Pisapia. Baloccarsi pigramente, tuttavia, intorno al cosiddetto "Modello Milano", significa continuare a sottovalutare il ruolo socioeconomico e politico rappresentato dai territori che da Varese si saldano con Peschiera del Garda.  Tale sottovalutazione è un lusso che il Nord e l'Italia non possono permettersi.

 

Daniele Marantelli