Un nuovo vento del Nord

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Più di un lettore de La Prealpina sul finire di questa pazza estate mi ha chiesto nei giorni scorsi cosa stesse succedendo "a Roma".
Pur non essendo mai stato nella Direzione Nazionale del Pd o nei governi, nemmeno come sottosegretario alle serate sui Navigli, pur non essendomi mai recato in questo 2019 nella Capitale, ho sempre provato a rispondere, tentando di infondere fiducia. Muovendo da una consapevolezza: la finanza comanda, i tecnici eseguono, i politici vanno ai talk show e parlano con Facebook e Twitter. Anche questa amara convinzione mi aveva indotto a sostenere all'ultimo congresso del Pd il progetto di Nicola Zingaretti. Basta arroganze di partito e correnti prive di relazioni con la società italiana. Prima le persone, lotta alle disuguaglianze, rilancio della crescita, impegno straordinario sui temi ambientali. Il Governo giallo verde, quello del cambiamento, ci ha consegnato polemiche sterili e sistematiche divisioni sui dossier politici più importanti: economia, fisco, giustizia, infrastrutture, autonomia differenziata.
 
Risultato: l'impotenza. L'esperienza che doveva durare 5 anni dopo 14 mesi è fallita, cacciando l'Italia in un'assurda posizione internazionale che ha danneggiato la nostra economia e in particolare il Nord dove i legami con i Paesi al di sopra delle Alpi sono fortissimi. Come tanti ho salutato con sollievo la fine di un'esperienza che ha iniettato nelle vene della società forti dosi di tensione e rancore. Il rancore, la volgarità, il dileggio dell'avversario non sono un progetto per il Paese, né un esempio per i giovani.
 
Ho sempre combattuto la Lega di Bossi con schiena diritta e senza trasformismi, ma non ho mai pronunciato una parola offensiva contro il leader del Carroccio. Il sollievo ha anche robuste radici lombarde. Quindi concrete. Quanti chilometri di nuove infrastrutture, un settore che in Lombardia interessa 28.000 imprese attive e 250.000 lavoratori, sono stati realizzati? Zero. Quanti passi avanti ha fatto l'autonomia differenziata? Nessuno. Salvini è stato ed è un bravo comunicatore, ma su questi temi il suo bilancio è stato fallimentare. Si vanta di aver chiuso i porti agli immigrati. Il tema è complesso e tale resterà in futuro, ma il cinismo non può nascondere elementari verità. Un esempio. Quanti sudamericani, cinesi, africani atterrano ogni giorno a Malpensa con visto turistico? E chi li controlla poi? Il Capitano si è messo contro il mondo pretendendo addirittura "di dare la linea" a Papa Francesco. Ma poi il mondo reagisce e si mette contro di te. La lezione di Renzi, che il saggio Giorgetti gli aveva ricordato, non è servita. Meglio così.
 
Il nuovo Governo nato sull'intesa Pd M5Stelle Leu è,perfettamente, rispettoso della Costituzione. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato impeccabile interprete della stessa. Guai, tuttavia, a sottovalutare i problemi che questa sfida comporta. Il Pd ha fatto bene, in agosto, a cogliere la sfida del Governo, anche se, nell'assemblea nazionale del 14 luglio, aveva escluso un'alleanza con i 5 Stelle. Posto che Salvini non è stato sconfitto dalla lotta partigiana, ma da se' stesso, Zingaretti ha fatto di tutto per tenere unito il Pd e imprimere una discontinuità con il Governo Conte/Salvini/Di Maio. Il programma e la composizione del nuovo Governo, come sempre, sono frutto delle condizioni e dei rapporti di forza reali, contraddizioni comprese. Ora bisogna affrontare e risolvere i problemi. Evitare l'aumento dell'Iva, combattere le disuguaglianze, occuparsi del cuneo fiscale per lavoratori e imprese, di scuola, sanità, casa, ambiente, pressione fiscale insostenibile, politica industriale. Una sfida ambiziosa. Con una consapevolezza. Prodi cadde nel 1998 e nel 2008 dopo due anni di governo. Per manovre di Palazzo o della Magistratura? No, perché, pur avendo una maggioranza parlamentare, aveva contro la Lombardia e il Veneto. E contro queste due regioni non si governa l'Italia. È la situazione di oggi.
 
Alle elezioni europee di 4 mesi fa il Pd distacca la Lega di 8 punti nella città di Milano. Nelle province pedemontane la realtà cambia. Di molto. A Lecco la Lega distacca il Pd di 23 punti, a Varese di 26, a Brescia di 29, a Como quasi di 30, a Bergamo più di 31. Non sono solo dati elettorali. Il cosiddetto modello Milano non ha impedito, del resto, ininterrotte sconfitte elettorali alle regionali dal 1995 fino a quella, bruciante, del 2018.
 
La scissione di Renzi e il suo nuovo partito non scalfiranno questa realtà. Ho letto attentamente la sua intervista con cui annuncia l'ennesima divisione del centro sinistra. Non c'è una riflessione sulla disfatta del marzo 2018. Incubata a lungo, decisa a freddo, la scissione mi sembra un progetto dalle basi culturali fragili e dalla perdurante incomprensione dei problemi sociali. La scissione, in ogni caso, oggettivamente, indebolisce il Governo. Per questo pesano sulle spalle del Pd ulteriori, grandi responsabilità. Non rinchiudersi nella sola dimensione del Governo e guardare al futuro con un nuovo modello di sviluppo è indispensabile di fronte ad un passaggio storico per l'Italia.
 
Gli esponenti del Pd di questi territori, in particolare, debbono bandire disinvolti trasformismi. Cerchi, tortellini e gigli magici danneggiano i leader. Per Bossi, Bersani, Renzi, Salvini, è stato così. Guai a trasferire questa logica nella vita dei partiti. Serve, al contrario, una forza popolare che sui valori di libertà, pace, uguaglianza, solidarietà, ambiente, sappia innestare la cultura del fare bene il lavoro, dell'Innovazione, dell'iniziativa individuale, della piccola proprietà, del risparmio, di infrastrutture materiali e immateriali, di una fiscalità chiara negli scopi, ma non punitiva negli strumenti. Un nuovo Pd, insomma, che accolga con coraggio l'impegno di energie, giovani e meno giovani, recuperi la frattura con il mondo del lavoro, consapevole che l'interlocuzione con i 5 stelle dovrà fare i conti con un Salvini deciso a investire sulle contraddizioni di quel partito.
 
Sono convinto che il Governo potrà imprimere una svolta non con un ministro o un sottosegretario lombardo/veneto in più, ma se saprà interpretare e rappresentare quei valori. Varese, legata all'Europa attraverso i valichi alpini sin dal 1700, non chiede assistenzialismo. L'industria aerospaziale, Malpensa, il più importante aeroporto internazionale del Nord, il sistema di piccole e medie imprese, artigiani compresi, che ha forti legami europei e internazionali, i centri di ricerca a partire da Ispra, costituiscono, pur con i loro evidenti problemi, un orgoglio per noi e un patrimonio per l'intero Paese.
 
Daniele Marantelli