Laura Prati un esempio

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Il 2 luglio 2013 Laura Prati, sindaca di Cardano al Campo, veniva aggredita a colpi di pistola da un dipendente comunale, mentre stava lavorando nel suo ufficio.

 

Meno gravemente fu ferito anche il Vicesindaco Costantino Iametti da chi, poi condannato all'ergastolo, riteneva di aver subito un'ingiustizia. Laura che, invece, aveva solo fatto rispettare la legge, fu soccorsa e ricoverata all'ospedale di Gallarate. Non sembrava in pericolo di vita, tant'è che due giorni dopo andai a trovarla, accompagnato dall'amato marito, nel reparto di rianimazione. Le portai un libro, perché amava molto leggere. Mi parlò dei figli, del lavoro in Comune. Del futuro, insomma. La lasciai con l'animo sollevato. Il marito insistette per accompagnarmi a casa. Ci prendemmo un aperitivo in giardino. L'aria che scendeva dal Campo dei Fiori, quando il sole si era appena adagiato dietro il Monte Rosa, aveva rinfrescato quella calda serata di luglio. Dopo giorni di tremenda tensione, Pinuccio, il marito, sentiva il bisogno di rilassarsi. I figli, mi disse, sono dai nonni, con loro stanno bene. Dopo pochi giorni decisero di trasferirla all'ospedale di Varese per estrarle i proiettili.

A seguito dell'operazione le sue condizioni precipitano. Entra in coma. Intimamente non ho mai accettato le spiegazioni "scientifiche". Considerato il coma ormai irreversibile. i familiari decidono di donare gli organi. Accompagno il marito nella stanza per salutarla. Il primario del reparto, il dottor Minoja, uomo di grande professionalità e umanità ci lascia soli.

Sapevamo che sarebbe stata l'ultima volta. Cerco ma non trovo le parole per descrivere quel momento. So solo che resterà impresso nel mio cuore e nella mia mente per sempre. Il 22 luglio di cinque anni fa Laura cessa di vivere. In quel giorno vi fu un'ondata di emozioni in tutto il Paese. Una partecipazione al dolore dei familiari intensa, sincera, che coinvolse le più alte istituzioni, esponenti di ogni schieramento politico, persone comuni. Fu così anche quando la ricordammo in Parlamento. Laura era caduta sul lavoro, perché aveva semplicemente fatto rispettare la legge.

Libertà, uguaglianza, lavoro, onestà, solidarietà, famiglia: questi i valori della sua vita. Praticati, sempre, con competenza e coerenza. Mi avevano colpito molto anni prima al punto da convincerla a privilegiare l'attività politica rispetto a quella sindacale, dove era apprezzata militante della Fiom-Cgil. Una lunga gavetta, segretaria di sezione, dirigente provinciale del Pds, dei Ds e del Pd, amministratrice pubblica all'insegna della serietà e della lealtà, attenta ai diritti delle donne e dei più deboli. Quando doveva occuparsi di qualsiasi tema, dai più complessi ai più noiosi, lo faceva con scrupolo e passione.

Mi chiedo se i suoi valori siano ancora attuali in questo tempo di spaesamento e rancori. Dove la finanza comanda, i tecnici eseguono e i politici vanno ai talk show ed esondano nei social. La mia risposta  è sì. Di più. Per quei valori una vita è degna di essere vissuta. Se la sinistra italiana ed europea, stordita e confusa, vuole ritrovare sé stessa, interpretando le preoccupazioni popolari più profonde, deve semplicemente perseguire quegli ideali con passione e coerenza. Tutto qui. Non servono analisi sofisticate.

Esempio. Puoi essere indifferente ai timori delle famiglie quando la figlia ventenne, che lavora o studia a Milano, torna in treno a Varese o a Como dopo le otto di sera? Qui non c'è nulla di complesso. L'aristocratica sottovalutazione, che c'è stata, gonfia le vele dei nazionalisti e degli imprenditori della paura. Se quei valori la sinistra si limita a declamarli o, peggio, fa sfoggio di cinismo e di arroganza, la gente se ne accorge. E la punisce severamente. In Italia, in Austria come negli Stati Uniti.

Laura ci manca. Anche un tema delicato come quello delle immigrazioni, fenomeno epocale, l'avrebbe affrontato, come fece da amministratrice, con concretezza e sensibilità. Nel frastuoni di messaggi di questo tempo, dove le democrazie in Occidente sono scosse nelle loro fondamenta, si perde di vista il senso profondo che muove l'umanità. Gli schiavi non esistevano nell'antica Roma? I servi della gleba furono un'invenzione? Nell'Ottocento i cattolicissimi irlandesi lasciarono la loro terra per abbracciare i protestanti in America o perché la peronospera aveva distrutto le patate e ridotto alla fame quel popolo? C'è da chiedersi se diritti e democrazia siano conciliabili tra loro, visto che i Paesi che crescono di più non sono certo modelli di libertà. Laura era un'appassionata di Storia. Non dimenticava, tuttavia,nel rispetto degli avversari, la lotta politica quotidiana.

Oggi mi chiedo se governo del cambiamento significa riconfermare la vecchia logica delle lottizzazioni che rischia di compromettere uno dei nostri beni più preziosi: la propensione al risparmio. Basta leggere i curricula dei candidati alla Cassa depositi e prestiti. O affidare allo Stato, siamo alla farsa, il controllo di Alitalia. Nel frattempo pochi giorni fa Fincantieri ha perso in Australia il più grande appalto di navi della storia in tempo di pace: 23 miliardi di euro. Nonostante le nostre Fremm siano di gran lunga migliori del prodotto presentato dagli inglesi di Bae System. Il Governo muto. Non mi stupisce. Altro che prima gli italiani. Spero che almeno il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, si renda conto dei rischi che corre l'Italia, campione di export. Penso, soprattutto, alle sfide future, alcune imminenti. L'opposizione, impegnata ad occupare, per ora, senza ambizione, pezzi di residuo potere in una logica di sopravvivenza, non si è sentita. Eppure la crescita prevista per il prossimo anno è di uno striminzito 1%. Rilanciarla è la madre di tutte le battaglie. Altrimenti, parlare di lavoro, contrasto alle disuguaglianze, abolizione della Fornero, reddito di cittadinanza, è solo un abbaiare alla luna.

Laura Prati sapeva, invece, combinare ideali e concretezza, stando vicina alle persone che avevano bisogno, impegnandosi ogni giorno a trovare soluzioni nel pieno rispetto della legalità. Per questo ha pagato un prezzo altissimo. Andrea Orlando, durante la toccante cerimonia funebre, rivolto ai figli Massimo e Alessia disse: "Quando sentirete disprezzare i politici, e vi capiterà spesso, raccontate la storia di vostra mamma". Mi auguro che le istituzioni sappiano riconoscere il sacrificio di chi, cinque anni fa, ha perduto la vita per difendere la legalità.

Daniele Marantelli, La Prealpina, 21 luglio 2018