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Il referendum lombardo e la paura di cambiare

La Lombardia, insieme a Baden Wuttenberg, Catalogna e Rhône Alpes, è uno dei quattro motori d'Europa. Fu il grande lombardo, Carlo Cattaneo, a teorizzare, per primo, gli Stati Uniti d'Europa. La nostra regione, dal Risorgimento alla Resistenza e, poi, nel dopoguerra, è sempre stata protagonista del progresso sociale e civile dell'Italia.

 

Non è, insomma,  solo l'indiscusso motore economico e finanziario del Paese. Qui, la cultura della buona amministrazione, dell'autonomia e della responsabilità affonda le sue radici nel movimento operaio (i circoli di mutuo soccorso), nel cattolicesimo democratico, nel socialismo riformista milanese.

Da molti anni, ci battiamo per una modernizzazione dello Stato in senso federale. Che significa? Uno Stato forte. Autonomie locali, regioni, province/città metropolitane, comuni, in grado di risolvere i problemi, perché è proprio all'istituzione più vicina al cittadino, il comune, a cui si rivolgono le famiglie che hanno il problema del lavoro, della salute, dell'ambiente e non solo dell'asilo nido, della viabilità, della scuola.

La più grave crisi economica degli ultimi 70 anni ha condizionato, pesantemente, l'attuazione del federalismo fiscale previsto dalla Legge 42 del 2009.

Infatti, soprattutto dal 2011, con l'Italia a rischio default, sono state assunte dai governi centrali vere e proprie decisioni draconiane che hanno ingessato l'attività degli enti locali, a partire dai patti di stabilità.

Il 4 dicembre 2016, la riforma costituzionale è stata bocciata dal referendum. Nel 2006, il popolo aveva bocciato, con il referendum, analoga riforma proposta dal centro destra.

L'unica riforma approvata dal Parlamento e confermata dal referendum popolare nel 2001 è stata la revisione del titolo V della Costituzione, proposta dal centrosinistra. È solo grazie a ciò che il consiglio regionale della Lombardia ha potuto indire il referendum consultivo per chiedere al Governo l'attribuzione di maggiori competenze, come prevede l'articolo 116 della Costituzione. Non c'è nulla di eversivo. È un'iniziativa che poteva essere evitata? Si. C'è da parte del Presidente della regione un calcolo politico di parte? Certo e ciò determinerà l'astensione dal voto anche da parte di coloro che condividono i contenuti del referendum. Doveva essere evitato se fossimo un Paese normale. Ciò premesso, di fronte al quesito che il referendum pone ai cittadini, non si può che rispondere positivamente, perché è un'impostazione che il centrosinistra ha perseguito sin dai tempi dell'Ulivo.

Non darà vita ad una regione a statuto speciale. Alla Lombardia non sarà affidata la gestione della sicurezza. Non sono alle viste improponibili rivoluzioni sul residuo fiscale, come certa propaganda vuole  fare credere. Noi abbiamo sempre pensato e restiamo convinti che il federalismo differenziato possa affidare alle regioni, che hanno i conti in ordine, le competenze e le risorse conseguenti per svolgere due funzioni, oggi ancora più di prima,  ugualmente strategiche. 1) Noi, più di altri, dobbiamo intercettare i segnali di ripresa economica in corso in Europa a vantaggio di tutto il Paese. Solo così si risponde al problema del lavoro e della disoccupazione giovanile. Con una crescita consistente. 2) Aiutare regioni e territori più deboli, secondo sacrosanti principi di solidarietà, con il criterio della perequazione e non del malsano assistenzialismo. Virus che incoraggia populismi e satrapi locali di ogni genere. 

La laboriosità, l'iniziativa individuale e il gusto per l'innovazione, la cultura del risparmio e della piccola proprietà, sono  valori della nostra terra di cui la sinistra deve essere orgogliosa e su cui bisogna fare leva. Senza di essi, la solidarietà verso i territori più deboli sarebbe una parola vuota. Questi valori, peraltro, contribuiscono a dare vita al più grande patrimonio di volontariato esistente in Italia. Nel 2015, la Lombardia è la prima, tra le regioni a statuto ordinario, per valore aggiunto pro-capite, con 35.885 euro. Rappresenta oltre un quinto della ricchezza nazionale: il 21.9 per cento. Dieci anni prima, era il 20.9. La crisi non ci ha fatto arretrare. Il Pd ha deciso per la libertà di voto. Mi prendo la libertà di motivare il mio voto nella consapevolezza che responsabilità, efficienza, solidarietà, sburocratizzazione, sussidiarietà, non sono slogan per convegni ma valori da declinare, concretamente, in una società complessa, che sta cambiando, vorticosamente, intorno a noi. Per contrastare, politicamente, l'attuale giunta regionale gli argomenti non mancano e non mancheranno: sanità, trasporto pubblico regionale, infrastrutture, formazione professionale. Non è questo, tuttavia, l'oggetto del referendum.

Votare Si significa aprire un confronto corretto con il Governo. La mia è una posizione che fa tesoro di convinzioni radicate e dell'esperienza di vicepresidente della Bicamerale sul federalismo fiscale. Non mi interessa polemizzare con la Lega, richiamando gli scarsi risultati concreti derivanti dalla sua azione di governo e di quella dei suoi alleati, per il nostro territorio.

Sarebbe facile ricordare che l'Universita'  autonoma dell'Insubria è stata istituita, nel 1998, dal Ministro Berlinguer; che la più grande opera pubblica della città di Varese, il nuovo ospedale, è stato finanziato nel 1999 dal Governo D'Alema; che Pedemontana e Arcisate-Stabio sono stati finanziati,  nel 2007 e 2008, dal Governo Prodi; che, nel 2016, il Governo Renzi ha finanziato programmi delle nostre realtà aerospaziali con più di un miliardo di euro; che il grande successo di Expo 2015 è dipeso dall'impulso dei Governi Prodi e Renzi. Il centro sinistra, insomma, ha le carte in regola. Conta, invece,  guardare alla sostanza e agli interessi della comunità lombarda che, come ho cercato di dimostrare, coincidono con quelli di un Paese più moderno e più giusto. L'uso corretto di competenze e risorse e del fattore tempo, è la condizione per vincere le sfide del futuro, restituendo certezze innanzi tutto ai Comuni, come sottolinea il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori. La spesa pubblica improduttiva non si abbatte con i tagli lineari, ma applicando, correttamente, costi standard e capacità fiscale. Ora è, finalmente, necessario affrontare anche la riforma del catasto e prevedere il riconoscimento di un LEP minimo a tutti su trasporto pubblico locale e asili nido. Capisco dubbi, riserve, contrarietà  di molti  sui costi e su un uso improprio che la Lega fa del referendum, ma sono convinto che l'affermazione del Si possa  dare una spinta per affrontare, seriamente, problemi da troppo tempo irrisolti.  Quale che sia la prossima maggioranza di Governo. Proprio le forze riformiste devono essere protagoniste di un rinnovamento delle istituzioni che incoraggi autonomia, responsabilità, efficienza, rendendo praticabili politiche di solidarietà. 

La sinistra non deve mai avere paura di cambiare.

 

On. Daniele Marantelli

Vicepresidente Bicamerale Federalismo Fiscale

 

 

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