Marantelli: "Al voto sì ma con un progetto"

  • Stampa

"La legge elettorale dovrà sì essere uno strumento per dare stabilità al Paese, e ne abbiamo bisogno. Ma dovremo soprattutto presentarci al voto con idee forti e una proposta per convincere gli italiani".

 

Il deputato varesino del PD Daniele Marantelli sembra suggerire di non ostinarsi a guardare il dito (i dettagli della legge) ma di concentrarsi anche sulla luna (l'eventuale vittoria alla prossima tornata elettorale). Una strada indicata dal tesoriere del gruppo PD alla Camera, pur con una serie di distinguo sul dibattito che altrimenti rischia di essere avventato.

"Invidio chi sa già tutto ora - dice ironico - ma per arrivare ad una legge elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti bisogna attendere le motivazioni della Corte Costituzionale (sulle modifiche parziali all'impianto dell'Italicum, ndr). Poi possiamo anche pensare a un premio alla coalizione anziché ai partiti, per ricostituire un centrosinistra che punti a governare il Paese. L'Italia di tutto ha bisogno, tranne che di instabilità".

Il deputato però ammonisce a non sottovalutare la bocciatura del referendum costituzionale costato la poltrona al premier Matteo Renzi: "Il voto del 4 dicembre scorso segna una cesura nella storia del centrosinistra. Io ho sostenuto con convinzione il sì, ma non possiamo ignorare i 20 milioni di no, con punte del 65% fra i giovani, del 70 tra gli operai e del 78 tra i disoccupati. Per un partito che deve studiare un progetto di sviluppo e benessere, sono dati con cui confrontarsi. Troppa gente invece brinda sul Titanic facendo finta che non sia successo nulla".

Invece qualcosa è successo e la bocciatura fa ancora male: ma proprio per questo è tempo di ricostruire una proposta "che ha come alternativa solo la destra nazionalista e reazionaria, in Europa e nel mondo. Un mondo che cambia a velocità incredibile in modo anche paradossale: i poveri diminuiscono di 250 mila unità ogni giorno e il 2016 sarà l'anno più florido nella storia dell'umanità ma crescono paure e incertezze sul futuro". Gli scenari mondiali, insomma, non possono essere separati da quelli "nostrani", ma senza perdersi nel toto-voto: "Viviamo già in un Paese dove sono tutti allenatori della Nazionale, ora vogliono anche fare i Presidenti della Repubblica - aggiunge -.Dovrà decidere Mattarella.

Certo, bisogna lavorare per una legge elettorale armonizzata fra Camera e Senato (e non con due sistemi diversi, ndr.). E non mi sembra il massimo della democrazia che sia un sorteggio, una sorta di lotteria, ad assegnare i seggi in caso di candidature multiple. Altri punti vanno affrontati, corretti, risolti, ma tutto questo risulta complicato e astratto, come già detto, in assenza delle motivazioni della Consulta".

Nel frattempo, è il suggerimento, "non restiamo con le mani in mano. Pensiamo a proposte immediate sulla politica economica (mettiamo in discussione l'obbligo di pareggio di bilancio nella Ue); sull'immigrazione (il pacchetto Minniti garantisce accoglienza e sicurezza);  contro le povertà e non contro la ricchezza ma contro la ricchezza delle rendite nelle mani di pochi; per il lavoro (non si può evitare il dialogo con i sindacati)".

E poi il PD dovrà subito elaborare un progetto per vincere, "rivendicando con orgoglio le cose fatte, dai diritti sulle unioni civili agli 80 euro in busta paga, senza dimenticare però la sconfitta al referendum, dando risposte alle vere domande dei cittadini con un cambio di passo di cui il Partito Democratico dovrà essere il perno".

da Elisa Polveroni, La Prealpina, 31 gennaio 2017