Marantelli: "Difendiamo Varese tutti insieme"

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"Varese da difendere tutti insieme". Parola di Daniele Marantelli, deputato varesino del PD.

 

Che rivendica il Patto per la Lombardia ("produrrà benefici rilevanti per Varese e per la provincia"), ma esprime preoccupazione sul futuro della nostra sanità ("Ospedale di Circolo e La Quiete servono risposte convincenti, al di là delle logiche degli schieramenti"). Deluso per lo 0-0 del suo Milan contro l'Atalanta, il deputato si gode l'aria di casa a Varese, in un momento caldissimo della politica nazionale, in cui è in prima linea, come tesoriere del gruppo PD e coordinatore dei deputati di Rifare l'Italia, la componente che fa capo al ministro della giustizia Andrea Orlando. 

Si aspettava la batosta del referendum?

Non frequento i social, e in alcuni casi è un vantaggio, perché perdo le ore parlando con le persone: che si andasse verso un risultato severo, l'avevo avvertito da più di un mese, e infatti la campagna referendaria l'ho fatta con chi la pensava diversamente, anche con Maroni che forse ha fatto con me l'unica uscita. Bisogna capire le ragioni per le quali è stato detto di no. Al di là di errori individuali, che pure possono avere inciso, come quello di personalizzare il referendum stesso, dietro quel voto c'è di più: una frattura sociale che dobbiamo guardare con freddezza se vogliamo riprendere il filo. Più e meglio comprendiamo le ragioni del No, più ci sono le condizioni per organizzare la riscossa. Io mi batterò per questo, contro lacerazioni, divisioni e sciocchi personalismi.

Durerà il governo Gentiloni?

Non sono un appassionato di tarocchi, quindi non mi esercito in previsioni. Abbiamo ben chiaro che la situazione è difficile: non appena create le condizioni, occorre che i cittadini siano chiamati ad esprimersi su piattaforme programmatiche e leadership alternative. Mi auguro che si esca da questa stagione ormai troppo lunga di delegittimazione reciproca, di insulti e di forzature istituzionali che, purtroppo, vedo persino in una provincia come la nostra.

Ad esempio?

Se guardo ad un tema che mi è da sempre caro, la sanità, è difficile ignorare come siano state utilizzate in più occasioni le istituzioni per fare battaglia politica, interna ai partiti o fra schieramenti. E' una modalità censurabile: è possibile avere opinioni diverse sulla politica sanitaria, ma quando si è trattato di scegliere i rappresentanti dei sindaci, non mi sono accorto che ci fossero impostazioni diverse. Mi sono accorto invece di alcuni silenzi assordanti di fronte a cose che io giudico gravi, dal blackout nelle sale operatorie ai furti di materiale al Circolo, senza arrivare a toccare la vicenda di Saronno. Lì mi sarei aspettato interventi più incisivi, perché penso che la tutela della salute non debba avere bandiere politiche. Da una classe dirigente locale matura, in una sanità che sul nostro territorio continua ad avere buone performance, non possiamo permetterci che si trasmetta ai cittadini un senso di insicurezza.

Serve più prudenza e meno politicizzazione di temi così delicati?

Se si hanno idee e progetti, andrebbero resi trasparenti, altrimenti c'è la sgradevole sensazione che le decisioni che si prendono e le scelte che si fanno rispondano più ad ambizioni di potere o di schieramento. Questo non produce nulla di buono, perché la sanità, anche quella moderna, si poggia su tre pilastri, prevenzione, cura e riabilitazione. Occorre partire da lì per delineare in Lombardia, e nella nostra provincia, una risposta convincente alle preoccupazioni di molti. E' chiaro che non si può mettere sullo stesso piano sanità pubblica e privata, ma se penso alla vicenda che riguarda La Quiete, io faccio fatica a rimanere indifferente, non solo di fronte ad una sessantina di posti che rischiano di essere cancellati, ma perché con un po' di fantasia e di coraggio, si sarebbe potuto mettere a punto un progetto coraggioso che mettesse insieme risorse pubbliche e private, anche per evitare che molti varesini, dovendo affrontare la riabilitazione, siano costretti ad andare a Cunardo piuttosto che a Brebbia. Si parla tanto di Molina: ma perché una realtà che ha potenzialità di liquidità così importanti non può costruire, in sinergia con il privato, un modello di welfare unico in Lombardia?

La classe politica varesina dovrebbe fare più squadra?

Vedo con preoccupazione uno sfilacciamento nelle classi dirigenti, C'è un grado di conflittualità e di rissosità che non avevo mai registrato e che non aiuta. Dovremmo avere una classe dirigente, non solo politica, che ha visione e che sa, di fronte ai grandi problemi, remare tutta nella stessa direzione. Penso a Malpensa, che è sparita dai radar. O al destino dell'ospedale di Circolo una volta che si realizzasse il polo ospedaliero unico tra Busto e Gallarate. O al Patto per la Lombardia, a cui ho dato una mano, come ha riconosciuto lo stesso Maroni. E ho trovato stravaganti le critiche sia di Salvini che di esponenti del mio partito. E' un esempio di sbandamento istituzionale. Visto che la nostra provincia e la stessa città di Varese avrà benefici rilevanti.

Siamo arrivati nella sua Varese. Un suggerimento al sindaco Galimberti?

Varese ha notevoli potenzialità, e può avere una funzione molto rilevante se esercita la sua funzione di capoluogo innanzitutto con idee che contaminano in maniera positiva le altre realtà, con un ruolo guida. Dev'essere un po' un esempio.

da Andrea Aliverti, La Provincia, 18 dicembre 2016