Referendum: scoppiettante faccia a faccia tra Marantelli e Maroni

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Roberto Maroni contro Daniele Marantelli. Il duello andato in scena ieri sera al circolo di Bizzozero è stato, e quasi sicuramente resterà, il confronto più stuzzicante della campagna elettorale verso il referendum costituzionale.

 

L'evento, organizzato da Bizzozero.net e Fabio Laudi, Davide Quadri e Giacomo Tamborini, ha visto infatti scontrarsi due avversari ma anche due amici. E soprattutto la coppia di politici più rappresentativi nelle rispettive coalizioni.

Roberto Maroni, oggi, presidente della Regione Lombardia è stato per due volte ministro dell'Interno, parlamentare per sei legislature, fino a guidare la Lega Nord, traghettandola da Umberto Bossi a Matteo Salvini. Tuttavia non ha mai nascosto nel curriculum, nei pensieri e nelle parole, alcune sfaccettature socialdemocratiche, così come Daniele Marantelli, decano dei parlamentari varesini del Partito democratico col suo percorso da consigliere comunale nel capoluogo a Montecitorio, ha abbracciato spesso le idee federaliste, promuovendole con alterne fortune all'interno del centrosinistra.

Con due curriculum del genere, la serata di Bizzozero, condotta da Raffaele Coppola, non poteva che essere una serata scoppiettante, ma all'insegna del fair play. Marantelli ad abbracciare il SI. Maroni, invece, tenacissimo sul NO.

Ad assistere al dibattito c'era un centinaio di persone che hanno seguito lo schema del botta e risposta con dieci domande, tre minuti a testa per rispondere e un minuto di replica facoltativo per ciascuno.

Da quanto emerso, per Marantelli il SI è giusto perché "i primi 54 articoli della Costituzione non sono minimamente toccati. Viene modificata solo la seconda parte organizzativa, che si è arrugginita e burocratizzata. La riforma agirà per rendere le istituzioni più capaci di decidere per non essere più gli zimbelli di poteri opachi che sanno decidere più in fretta ma certamente non a favore dei cittadini".

Maroni invece ha sottolineato come soprattutto la revisione del Titolo V "causerà una riduzione dei poteri delle Regioni e soprattutto di quelle virtuose, come la Lombardia. Nel nostro territorio abbiamo realizzato tante buone iniziative che, se passasse il SI, tornerebbero nelle mani di Roma".

Inoltre il governatore lombardo ha aggiunto che "con questa riforma si amplierebbe la differenza tra Regioni a statuto speciale e le nostre. Non è giusto: la Lombardia è ai vertici in Europa in molti settori, ma dopo la riforma non potremo più esserlo. L'unica modifica costituzionale sensata è quella di premiare i territori virtuosi e non penalizzarli.

Il deputato del PD ha risposto che ciò non accadrà: "La riforma permette margini di autonomia per chi ha i conti a posto e, allo stesso tempo, centralizza funzioni come il turismo e l'energia: temi oggi in capo alle Regioni, ognuna col suo piano. Ha senso? No. Per cui si deve votare SI".

da Nicola Antonello, La Prealpina, 24 novembre 2016