Il ministro della Giustizia Andrea Orlando con l'on. Daniele Marantelli a un dibattito sul referendum costituzionale a Malnate

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“Quando la realtà va a forte velocità e la democrazia cammina lenta, le decisioni vengono prese fuori dalle istituzioni. La democrazia diventa così solo testimonianza e il rischio dell’autoritarismo è enorme”.

 

Il ministro Andrea Orlando non alza mai i toni, ed è consapevole che semplificare troppo alcuni temi complessi non è un buon servizio per il Paese.

“Erano ventun anni che non si vedeva un ministro a Malnate – ha raccontato il sindaco Samuele Astuti aprendo la serata – È una occasione importante e testimonia l’attenzione del Governo anche alle piccole comunità”. La sala consigliare era piena di cittadini e militanti del Pd e del comitato per il SI. Per ascoltare il ministro era presente anche Davide Feleppa, portavoce del NO. In sala anche alcuni sindaci, amministratori e consiglieri comunali tra cui quelli di Varese, Davide Galimberti, Andrea Civati, Fabrizio Mirabelli e Giacomo Fisco.

“Il nostro cammino per la riforma ha radici lontane – ha spiegato l’onorevole Daniele Marantelli – e siamo coerenti con quanto dicevano alcuni padri costituenti come Terracini. Il mondo è profondamente cambiato e noi che crediamo fermamente nei valori della Costituzione non abbiamo toccato nulla della sua prima parte. La riforma entra nel merito solo delle forme organizzative”.

Orlando ha una relazione forte con il territorio e per la serata di Malnate ha accettato di esser intervistato da Rosi Brandi, caporedattore della Prealpina, da Francesco Caielli, direttore della Provincia di Varesee dal nostro direttore Marco Giovannelli.

Europa, autonomie, contesti internazionali, economia. Si è spaziati su diversi fronti e il ministro non si è sottratto a nessuna delle domande. Di fronte a uno dei temi caldi sul perché di questa forte rissosità e personalizzazione del voto Orlando non ci ha girato intorno.

“È stato un errore lo schema di tutti contro uno. Se avessimo lavorato restando nel merito della riforma, non ci sarebbe stata partita. Se si voleva mandare via Renzi, si poteva fare in diversi modi e tanto non saremo in ogni caso lontani dalle elezioni”. Il ministro ha detto, senza tanti giri di parole, che “sarà difficile che la legislatura arrivi a scadenza naturale”.

Resta alta la preoccupazione per gli scenari che si aprirebbero di fronte alla vittoria del NO. “Il cinque dicembre non vedremmo Speranza, D’Alema o Bersani, ma quel risultato se lo intesterebbero Salvini e Grillo e sappiamo bene che idea hanno questi signori sull’Europa. Dopo Brexit in Inghilterra e Trump negli Stati Uniti, si allargherebbe anche in Italia l’ondata populista. Per noi sarebbe tornare paurosamente indietro perché inizierebbe una stagione di instabilità politica molto pericolosa. Non possiamo permetterci di restare in una situazione incerta perché saremmo esposti a ogni genere di tensione e speculazione e perderemmo in un attimo la credibilità internazionale che ci siamo riguadagnati negli ultimi anni”.

Qualora vincesse il NO, Orlando non vede all’orizzonte la possibilità di un governo più progressista di quello guidato da Renzi. “Chi chiede di andare subito al voto sa bene che con le leggi elettorali attuali avremmo una situazione di completa ingovernabilità. A fronte di cosa poi? Il referendum riguarda la riforma costituzionale e non il giudizio sul premier. Noi stiamo lavorando per migliorare il funzionamento delle istituzioni che dopo settanta anni hanno bisogno di veder una diversa organizzazione. Il bicameralismo paritario lo abbiamo solo noi e la Romania. Vorrà dire qualcosa. le ragioni per cui nacque oggi sono superate e quindi possiamo decidere di rendere più veloce i processi di decisione”.

da Varesenews, 23 novembre 2016