Marantelli: "Si può tornare a volare. Servono innovazione e squadra"

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L'M345 per il settore degli aerei e un asso nella manica da svelare a breve per quello degli elicotteri.

 

Una doppia scia di rilancio tracciata per l'aeronautica varesino-internazionale in risposta alla crisi denunciata anche dai sindacati: meno macchine realizzate, calo degli ordini e prospettive incerte per Leonardo-Finmeccanica che in provincia conta due gioielli, l'ex Agusta Westland di Vergiate e Cascina Costa di Samarate (ora Divisione elicotteri: 3800 dipendenti) e l'ex Alenia Aermacchi di Venegono Superiore (Divisione velivoli: 1700 addetti).

Ed ecco la "ricetta" per uscire dall'impasse proposta dal deputato del PD Daniele Marantelli, che interviene nel dibattito aperto dalla Prealpina sulle crepe nel settore: varesino doc a Roma, membro della Commissione Difesa, il politico è profondo conoscitore del mondo del volo.

"Anche perché a 23 anni, da giovane segretario del PCI a Masnago, ero a due passi dalla Macchi prima del trasferimento a Venegono e stimavo tutti, dai dirigenti geniali come Ermanno Bazzocchi all'operaio chiamato "martelletto d'oro" per la sua capacità di rifinire le ali - ricorda -. Partiamo da qui, da questo sano orgoglio che rivendica un patrimonio unico. Se vogliamo essere protagonisti in un mondo radicalmente cambiato, non possiamo dimenticarci della nostra storia".

Un mercato mutato in pochi anni, non solo a livello industriale, in particolare per chi si occupa di sicurezza e difesa. "e' giusto parlare di come rilanciare il settore per mantenere e creare occupazione - prosegue il deputato -. Sacrosanto parlare di turismo come volano, ma non senza la nostra manifattura: nell'ala fissa e rotante siamo leader mondiali, ma veniamo da sei anni consecutivi di recessione e al G20 l'Europa sembrava un nano fra giganti come Usa, Cina e Russia. L'appello alla politica è corretto: ma noi non stiamo con le mani in mano, c'è un lavoro costante: il Governo ha finanziato il nuovo addestratore di base, l'M3-45 che sostituirà il 339. Sono stati stanziati 545 milioni di euro fino al 2028 e l'Aeronautica militare acquisterà 45 modelli.E non chiamiamole spese, sono investimenti".

Altra lezione: imparare dal passato, dalle vittorie (come la commessa da 28 Eurofighter al Kuwait) e dalle sonore sconfitte. "Abbiamo perso due gare importanti: in Polonia, a vantaggio di Airbus, e nel Regno Unito, battuti da Boeing pur avendo un sito di Agusta Westland con tremila dipendenti - ammette il deputato - . Non sono sicuro che i nostri prodotti fossero peggiori"

Il messaggio è chiaro: spingere tutti insieme per aggiudicarsi le gare ("gli inglesi possono contare sempre su maggioranza, opposizione e Sua Maestà..."), perché fare prodotti stupendi non basta se poi non si vendono. "Non bisogna risparmiare un euro in innovazione, anche se ci può essere la tentazione nella crisi e poi il Sistema Paese dev'essere unito sullo scenario internazionale".

Le difficoltà maggiori restano nell'ala rotante (da Cascina Costa si è passati dai 250 modelli all'anno del 2008 ai 110 di oggi): "Se la strada dell'M-345 è ormai sicura e consolidata,per gli elicotteri bisogna essere attenti a quello che succede attorno a noi. A breve ci saranno novità importanti. Pensiamo poi che i droni saranno il futuro dell'aeronautica come dimostra il progetto dell'Eurodrone a cui devono seguire progetti industriali".

D'obbligo guardare a mercati emergenti come il Nordafrica (strategica la collaborazione siglata con l'Algeria).  "Restiamo su due fronti, il mercato interno (che da solo non basta) e quello mondiale - sottolinea ancora l'esponente PD -. Puntiamo anche ai servizi, come la protezione, il controllo del territorio, l'elisoccorso, senza pensare che basti ridurre i costi come è accaduto con la divisionalizzazione della nuova Finmeccanica".

Nel suo complesso il gruppo ha 200 milioni di utili e i titoli sono saliti del 23 per cento dopo il crollo post Brexit (l'addio di Londra alla Ue, ndr). Gli elicotteri muovono un fatturato da 4,5 miliardi di euro, il terzo risultato al mondo e il 35/40 per cento dei ricavi deriva proprio dai servizi, dal presidio del territorio. Restano dei nervi scoperti: i problemi del Convertiplano ("difficoltà da superare"), le ricadute sull'indotto ("i piccoli da soli non sopravvivono"), l'avere rinunciato a figure storiche nei tagli praticati con la scure ("forse era meglio usare il bisturi"), ma il quadro non è a tinte fosche.

"L'Italia investe 150 milioni nella cyber-sicurezza - chiosa Marantelli - , la Francia un miliardo, l'Inghilterra due miliardi di sterline. Dobbiamo investire ancora di più sull'innovazione dei prodotti: e poi fare squadra per farli vincere all'estero".

da Elisa Polveroni, La Prealpina, 25 settembre 2016