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"Dobbiamo tornare tutti a fare la pace con la politica"

Daniele Marantelli, parlamentare Pd, a 360 gradi: politica, temi sociali, sport. E qualcosa di personale: uno scatto che lo ritrae con una mano appoggiata sul feretro di Ermanno Montoli, il padre del pronto soccorso di Varese, scomparso lunedì scorso, gigante al quale Marantelli era legato da profonda amicizia.

 

Chi era Montoli per lei? 

Montoli è stato un esempio. Per me. Per tantissimi. Un uomo capace di impegnarsi davvero. Parlo di impegno sociale vero. Pilastro della sanità varesina, certo, ma non solo. Si mise in gioco a tutto campo. Non ebbe remore a farsi avanti come amministratore, a scendere in politica. A presentarsi animato esclusivamente da pura passione. Così era da medico: la medicina per lui era una missione, non certo un mezzo per arricchirsi. Sì, faceva parte di un elite, ma non ha mai tradito le sue origini popolari. Questa era la sua forza. Quando si candidò a sindaco di Varese nel 1997 mancò per un soffio il traguardo del ballottaggio. Io credo che, con Montoli sindaco, Varese avrebbe avuto una storia molto diversa.

Parliamo allora di politica. Quella attuale. Serve maggiore unità? 

A fine aprile il gruppo parlamentare Pd, di cui sono tesoriere, ha approvato all’unanimità, senza nessuna astensione o voto contrario, il bilancio consuntivo 2015 e previsionale 2016. Credo che questo sia un segnale di unità.

E la politica varesina? 

I protagonisti devono essere i candidati. C’è un dato, però, che mi sento di citare: soltanto il 5% degli italiani ha dichiarato di avere fiducia nei partiti. Io credo che questo gap debba essere assolutamente colmato. In gioco c’è quella democrazia per la quale la Resistenza si è battuta. Penso che sanare questo sfilacciamento sia l’onore, ma anche l’onere, che spetta a ciascun candidato. E sono certo che tutti i candidati di centrosinistra si batteranno per questo.

Parliamo di emergenza profughi e terrorismo?

Parliamo di due cose molto diverse. C’è un esodo in atto da parte di un continente intero: l’Africa. I terroristi non viaggiano sui barconi. Sono un investimento per chi li forma. Al limite viaggiano in prima classe. Oppure, come dimostrano i fatti recenti, sono ragazzi di seconde o terze generazioni.

Come affrontare le due cose? 

Sui profughi richiamo le parole di Papa Francesco: costruire ponti, non muri. Le stesse parole le pronunciò 15 anni fa il Cardinal Carlo Maria Martini. Il Mediterraneo deve diventare un mare di pace e l’Europa deve trovare una politica unitaria. Non possiamo ignorare questi cambiamenti. Non possiamo continuare a dilatare i tempi. Penso alla Turchia, al suo ingresso in Europa, alle trattative sui profughi, 2 milioni di persone che possono rappresentare un’arma per fare pressioni. Alla luce delle gravi violazioni dei diritti umani temo sia molto difficile trovare una soluzione.

E il terrorismo? 

L’Italia, con il decreto antiterrorismo, ha fatto un grande sforzo sul fronte della prevenzione e sinora abbiamo avuto ottimi risultati. Anche se questa sarà la sfida più dura dei prossimi anni.

Cambiamo tema e parliamo di giustizia. Politici tutti corrotti? 

No. Ma è vero che la corruzione è insita nella società italiana. È vero che il politico con le mani pulite, io quest’anno celebro i 40 anni di attività e sono stato in tribunale due volte per due cause per diffamazione da parte di due politici della prima e della seconda Repubblica ai quali è andata male, rischia di essere giudicato ingenuo. Ma come definiamo il genitore che si scaglia per partito preso contro l’insegnante che richiama il figlio? O l’infermiere che pulisce l’anziano solo se gli dà la mancia? O il medico che ti propone di operarti in una clinica privata per abbattere i tempi di attesa?

Sul fronte giustizia? 

Il ministro Andrea Orlando ha davvero messo mano al sistema giudiziario. I processi per corruzione non si prescrivono più così spesso grazie all’innalzamento delle pene introdotte. Molto è stato fatto sul falso in bilancio e gli ecoreati. Il termine per avere una sentenza di primo grado oggi è passato dagli oltre 500 giorni di due anni fa ai 367 stimati per quest’anno. Credo siano risultati concreti. Rispetto l’autonomia della magistratura ma credo che la politica debba recuperare autonomia e autorevolezza. E intervenire per quanto le compete, anche sulle candidature, a livello preventivo.

Ultima domanda: calcio o basket? 

Calcio. Ho seguito il Leicester che ha regalato una favola vera. A tutti. Il Varese Calcio nella massima serie? Bisogna crederci. Alla fine vince chi ha più fame. Certo più si avanza più occorrono risorse. E io spero in una nuova generazione di imprenditori varesini, e abbiamo tantissime eccellenze, che possa ispirarsi a Giovanni Borghi che ha fatto qualcosa di eccezionale con il binomio impresa e sport.

da Simona Carnaghi, La Provincia, 9 maggio 2016

 
 

 

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