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"Chi gioca sulle paure tradisce i giovani. Siamo in guerra: per vincere serve unità"

Siamo di fronte a un evento epocale che non possiamo affrontare con discorsi da bar dove siamo tutti commissari tecnici». E ancora: «Una classe dirigente che gioca sulle paure della gente per mietere consensi è una classe dirigente stracciona».

Daniele Marantelli, parlamentare Pd è esponente della commissione Difesa della Camera, sul cui tavolo sono finiti i dossier terrorismo ed emergenza profughi nei giorni in cui il consiglio dei ministri sta discutendo le misure del decreto anti scafisti. Marantelli fotografa la situazione, chiama all’adunanza e non risparmia stoccate a politici e società civile: «Ignorare il richiamo all’unità politica di Renzi deve essere considerato alto tradimento nei confronti delle nuove generazioni».

Profughi e terrorismo. C’è un nesso?

"Al momento non c’è evidenza che un nesso ci sia. Che i terroristi, insomma, arrivino in Europa sui barconi. Preparare un terrorista è un investimento di tempo, denaro e mezzi. Come investimento lo si preserva. Lo si fa idealmente viaggiare in prima classe per essere certi che arrivi a destinazione e compia la sua missione".

Lei parla di evento epocale. Perché?

"Perché la Libia, attualmente l’area più calda in quest’ambito, è un collo di bottiglia, come qualcuno l’ha definita, verso il quale si muovono decine di milioni di uomini, donne e bambini in fuga da guerre e carestie. C’è un intero continente, quello africano, che si sta frantumando e che è in fuga verso il Mediterraneo. Mediterraneo che, per sua storia, è sempre stato un luogo aperto, di transito. Non possiamo chiuderlo adesso".

Che fare?

"Il Governo lavora su due fronti. L’Unione Europea ha dato il via libera per operazioni navali e non solo. L’Italia ha 500 soldati nelle zone più calde. E sempre l’Italia, insieme a Spagna, Francia e Regno Unito sarà impegnata in missioni navali in acque internazionali. Si lavorerà anche a terra con droni ed agenti autorizzati alla raccolta di informazioni. Questo intervento da solo non basta, però. L’Europa deve fare la sua parte sul fronte accoglienza. C’è stato un segnale, ma è insufficiente. Dobbiamo promuovere, noi e la società civile, ogni azione possibile per favorire l’integrazione".

Perché?

"Due ragioni. La prima favorire l’integrazione di chi la vuole ci consente di colpire in modo duro, inflessibile, spietato, chi invece gira con il machete. La seconda: la popolazione europea è vecchia e lo sarà sempre di più. Dobbiamo pensare alle future generazioni".

C’è chi non è d’accordo però.

"Io posso capire che il governatore Roberto Maroni faccia braccio di ferro con il Governo sulla sanità regionale lombarda. Ma reazioni al calor bianco su temi quali l’emergenza profughi e il terrorismo non sono ammissibili. Non sono temi da bar. Vanno affrontati con unità assoluta, senza sbavature. È imperativo. Agitare le paure della classe popolare per mietere consensi è tradimento verso le nuove generazioni".

La paura c’è.

"E fatti come quelli accaduti in Tunisia la rafforzano. La Tunisia è stata colpita per due ragioni. È il solo Stato democratico in quella zona. E il turismo è la principale risorsa economica del Paese. Una popolazione affamata è facile da soggiogare. Il confine tra la fame e il furore è sottile come un capello. L’Isis a differenza di Al Quaeda non colpisce e se ne va. Resta. Sta cercando di creare uno Stato permanente. Questa è la terza guerra mondiale. Non è una guerra religiosa, ma uno scontro di civiltà. Sono fiducioso: è la civiltà della vita, contro quella della morte. Vinciamo noi. E, aggiungo, i servizi italiani, offrono grande garanzia di sicurezza, come dimostra la maxi inchiesta dei giorni scorsi condotta dalla procura di Milano. E hanno tra l’altro maturato un’esperienza sul terrorismo interno fondamentale".

Una stagione che lei conosce bene.

"Ero un giovane segretario di sezione. Ricordo quella stagione dalla quale la nostra provincia non fu immune. Corrado Alunni era presente a Tradate. E infiltrazioni erano presenti in grandi poli industriali. Un esempio? Oggi si chiama Whirpool, allora aveva un altro nome. E a chi oggi fa lo schizzinoso con i sindacati ricordo che furono i sindacalisti, rischiando la vita, a impedire che il fenomeno si radicasse nelle fabbriche. Gente come Guido Rossa... Ero ai suoi funerali. A Genova, nel 1979. L’ho considerato un dovere civile".

Tornando al Mediterraneo. È solo una guerra o un’emergenza?

"Può diventare un’opportunità. L’Italia è il quarto Paese con interessi economici forti in Africa, dopo Stati uniti, Cina e Germania. Dobbiamo lavorare per stabilizzare la situazione. E avremo un’importante opportunità. L’Europa in questo momento, però, non può storcere il naso. Gli Stati Uniti sono evidentemente disinteressati alla situazione. Che non potrà essere risolta in nessuno dei due ambiti senza il coinvolgimento di Russia, Cina e Iran". 

da Simona Carnaghi, La Provincia, 5 luglio 2015

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