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Marantelli: "Ospedale e università mortificati"

La sanità varesina "umiliata" dalle scelte regionali. Il ruolo dell'ospedale non riconosciuto, aree territoriali limitate sotto l'egida del capoluogo. E poi professionisti della sanità che avevano trovato fortuna altrove, facendo carriera, che ora vorrebbero rientrare e trovano invece "le porte chiuse, o quasi".

 

L'occasione per parlare di sanità e di riforma, Daniele Marantelli la coglie a quasi un anno dalla denuncia del reparto fantasma, quella terapia subintensiva che è ancora chiusa (per poche settimane, si parla dell'attivazione a fine mese) e che lo è da sempre cioè da quando otto anni fa è stato inaugurato il nuovo monoblocco.

"Quale che sia la data ufficiale, è certo che quello delle ferie del personale non è di certo il migliore per intraprendere un'operazione complicata come quella dell'avvio di un nuovo reparto di cure intensive - dice il deputato democratico. - Certo è che un anno fa era stato detto che non rientrava nelle priorità dell'azienda ospedaliera l'avvio e che se ne sarebbe riparlato questa estate, sono felice che già mesi fa sia stata data un'accelerata alla questione e che sia stata riconosciuta l'importanza di avere una terapia subintensiva". 

Ribadisce Marantelli: "Il periodo non è dei più felici e credo che l'avvio si baserà come sempre sulla buona volontà e sulla grande professionalità" di chi lavora all'ospedale di Circolo. "Abbiamo grandi professionalità ed eccellenze e il riconoscimento dato ad alcuni professionisti a livello internazionale, per esempio quello più vicino nel tempo quello attribuito alla ginecologia del professor Fabio Ghezzi, dimostri quanta eccellenza venga espressa in questo territorio". Eppure sono molti i medici che non hanno trovato spazio a Varese  e che se ne sono andati. Ora qualcuno vorrebbe ritornare ad esercitare nella propria città, dopo anni di lavoro e brillante carriera altrove.

"E però è facile trovare le porte chiuse o avere difficoltà e questo è un male perché la tradizione dell'ospedale di Varese è stata grande e c'è la possibilità di riportare in alto il nome del Circolo". Secondo Marantelli, le scelte che vengono fatte vanno nella direzione opposta di quella dell'attenzione per la duplice presenza ospedale-università". "E invece è evidente che le due cose sono intrecciate nella loro storia sebbene quella dell'ateneo sia più recente".

Per la cronaca, l'assetto della sanità territoriale varesina, approvato ieri nella commissione sanità regionale, prevede che l'ospedale di Varese si chiamerà azienda sociosanitaria assistenziale e farà parte della nuova Asl, chiamata Ats dell'Insubria, comprendente Varese, Busto e Como. L'ospedale comprenderà i distretti di Arcisate, Azzate, Laveno-Luino, Sesto Calende e Somma Lombardo. "A me sembra che l'area dell'ospedale di Busto sia notevolmente gratificata rispetto a quella varesina".

Dare gli strumenti per coltivare la tradizione sanitaria della città, consentire alle eccellenze di lavorare e fare ricerca in serenità "dovrebbe essere l'obiettivo da perseguire". E invece? "E invece ci dibattiamo tra le difficoltà per attivare la terapia subintensiva di cui avevo sottolineato l'assoluta necessità per la città e non solo".

Dal quartier generale di villa Tamagno, il direttore generale Callisto Bravi conferma che l'attivazione avverrà alla fine del mese di luglio. "Abbiamo a disposizione 14 infermieri, 6 operatori sociosanitari e 3 medici per il nuovo reparto", dice Bravi. E rispetto alle voci di una partenza "al ralenti", con meno posti di quelli previsti, Bravi smentisce che vi siano problemi e conferma che i posti letto per i pazienti critici saranno dieci".

Da Barbara Zanetti, La Prealpina, 30 giugno 2015

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