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Il terremoto Marantelli fa tremare il PD. "Vogliono volti nuovi. Io mi tiro indietro".

Clamoroso Marantelli: si tira indietro dalla sfida di Palazzo Estense. "Avevo dato la mia disponibilità, ma ora l'orientamento è verso candidature nuove".

 

Così il suo nome dovrà essere depennato dalla lista dei papabili per le primarie PD. Il risultato delle amministrative di domenica non c'entra, ma il deputato varesino non rinuncia d una stilettata. "Ero segretario provinciale di un partito che aveva molti meno voti ma vinceva a Samarate, Luino, Somma Lombardo, Casorate, risultati dovuti alla forza delle candidature ma anche alla capacità di unire, che non si sono più ripetuti". Un messaggio dirompente ad un anno dalla delicatissima partita di Palazzo Estense.

Una sfida a cui a questo punto Daniele Marantelli, l'uomo più rappresentativo del PD di Varese, si chiama fuori, come spiega in una lettera al segretario cittadino Luca Paris (e per conoscenza a quello provinciale Samuele Astuti e a quello regionale Alessandro Alfieri), che Marantelli rende a urne chiuse.

"Tre mesi fa mi avevi chiesto se fossi disponibile a candidarmi a sindaco" ricorda Marantelli citando i "compiti tanto impegnativi, quanto interessanti" che sta svolgendo a Roma (ufficio di presidenza del gruppo di Montecitorio, vicepresidente della Bicamerale per il federalismo e coordinatore dei deputati di Rifare l'Italia) e che non gli hanno impedito di rispondere presente alla chiamata della sezione locale del suo partito".

"Consapevole che nel partito e all'esterno c'era chi pensava che una mia eventuale candidatura potesse avere una sua forza, ti avevo dato la mia disponibilità". Nel frattempo però, mentre sono emerse, più o meno ufficialmente, le candidature di Dino De Simone, Andrea Civati e Davide Galimberti, qualcosa è cambiato. "Nel nostro colloquio di mercoledì scorso - la ricostruzione di Marantelli nella lettera a Paris - mi hai comunicato che il partito ritiene che, per vincere le elezioni il prossimo anno, occorre privilegiare candidature nuove rispetto a quelle più tradizionali". Ecco perché il deputato varesino, rivendicando quanto fatto per la città in trent'anni di vita politica (e in particolare tre successi "significativi" per Varese da ascrivere al centrosinistra e ad "impegno mai venuto meno per la nostra città", il finanziamento del nuovo ospedale e quello di Pedemontana e l'istituzione dell'università dell'Insubria) annuncia l'intenzione di farsi da parte dalla corsa per Palazzo Estense.

"La disponibilità che avevo dato al partito in modo del tutto disinteressato non ha più alcuna ragione d'essere - scrive Marantelli - in tempi di diffusa sfiducia nei partiti, la massima trasparenza è un dovere. Moltiplicando l'impegno sui temi dell'attività parlamentare, sono certo che aiuterò, indirettamente, il partito nella sfida amministrativa del prossimo anno".

Il deputato spiega la sua scelta: "Non sono il tipo che si autocandida nè una primadonna che vuole primeggiare a dispetto dei santi. Sono stato più volte eletto con le preferenze, passato sotto la tagliola di voti interni al partito, fino a passare dalle primarie per le politiche 2013". "Se per il partito c'è bisogno di candidature innovative, non so se la mia può essere considerata tradizionale ma non è certo nuova. Il mio è un atto sensato, di fronte ad un orientamento così chiaro".

Non c'è rancore o delusione: "Sono vaccinato a ben altre cose, come quando un mio segretario provinciale in un'intercettazione diceva che bisognava fare fuori quel moralista del capogruppo. Questa è acqua fresca".

Ma è una scelta clamorosa, che apre un "problema" per Palazzo Estense, tanto più alla luce dei risultati delle amministrative, dove il PD ha perso terreno nei confronti della Lega.

"Ogni partita è storia a sé e io ho sempre consigliato più freddezza nelle analisi - afferma Marantelli -come consigliavo prudenza per non farsi abbagliare dai risultati di politiche ed europee, ora sconsiglio il pessimismo. La politica dipende dai messaggi che sai mandare e dalle proposte, l'esempio è la vittoria di Ielmini a Laveno. Possono ancora cambiare molte cose".

da Andrea Aliverti, La Provincia, 2 giugno 2015

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