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Troppi sindaci e assessori minacciati. Marantelli porta il caso in Parlamento

Sindaci sotto minaccia: "La questione sarà posta all'attenzione del ministro della Giustizia Andrea Orlando. Servono maggiori tutele normative per chi amministra ma anche per chi opera negli uffici pubblici. Sono loro ad essere in contatto diretto con i cittadini".

 

Daniele Marantelli, parlamentare PD, interviene dopo gli appelli arrivati dal territorio in seguito alle aggressioni subite dall'assessore ai servizi sociali di Lavena Ponte Tresa Nicola Fierravanti e dal sindaco di Sesto Calende Marco Colombo. Sono soltanto gli ultimi due episodi registrati in provincia di Varese. Amministratori raggiunti a casa o bloccati per strada e minacciati di morte.

Con i responsabili arrestati e subito scarcerati. "Una norma che non previene è una norma che va cambiata - aveva detto Pietro Vittorio Roncori - le aggressioni sono in aumento e noi siamo completamente soli". Il pensiero va inevitabilmente a Laura Prati, sindaco di Cardano al Campo, morta sotto i colpi di Giuseppe Pegoraro (condannato all'ergastolo in primo grado) che piombato in comune sparò a lei e al vicesindaco Costantino Iametti. "Un fatto gravissimo che mi tocca personalmente - dice oggi Marantelli - è vero che con l'esasperarsi della crisi, con l'aggravarsi di un momento economico difficile, il disagio può sfociare anche in gesti violenti, Credo che questa sia la principale causa di questo picco di aggressioni e minacce agli amministratori e a chi opera negli uffici pubblici o agli sportelli. Persone che si impegnano per spirito di servizio e che, nel caso dei funzionari, non hanno alcun potere decisionale. Ma sono i primi con i quali i cittadini hanno contatti. Sono i più vicini. Dobbiamo tutelarli meglio". Marantelli precisa: "Nessuno ha la bacchetta magica ma il mio impegno è quello di porre in tempi molto brevi la questione all'attenzione del ministro Orlando - spiega il parlamentare - occorre trovare una soluzione normativa che consenta di proteggere chi è più esposto. Che possa prevenire l'attuazione di eventuali minacce. Non possiamo correre rischi in questo senso".

Marantelli aggiunge: "Auspico nel frattempo che le vigenti normative vengano applicate con il massimo rigore - spiega - cosa che forse non sempre viene fatta. Pur comprendendo la natura della rabbia che nasce dal disagio, non possiamo lasciare passare il messaggio che chi minaccia, aggredisce un amministratore, un funzionario pubblico, oppure che sta ad uno sportello, penso ad esempio alle banche, possa poi tornare libero come se non avesse commesso nulla. Libero tra l'altro di rifarlo". Marantelli conclude: "L'altro grande impegno della politica deve essere quello di eliminare quel disagio che porta alla rabbia violenta di un padre che resta senza lavoro e non riesce a mantenere i propri figli. Quello deve essere lo sforzo maggiore. Togliere la rabbia e la paura ai nostri cittadini facendo ripartire l'economia".

da Simona Carnaghi, La Provincia, 11 maggio 2015

 

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