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"Qualcuno sta perdendo la testa"

Si', ci possiamo ridere su, più che indignarci, alle boutade d'un Bondi che evoca guerre civili in risposta alla condanna di Berlusconi, ma è anche vero che il linguaggio politico italiano sta abituandosi a deliri verbali degni di una guerra civile di parole già in atto. E c'è sempre chi può ritenersi legittimato a passare ai fatti. E' anche con un pensiero alla tragica vicenda della sindaca Laura Prati che Daniele Marantelli denuncia: "Non sono accettabili le uscite sconsiderate di chi dimostra di avere perso la ragione."

 

Non è possibile invece che quelle di Bondi e di altri siano mosse studiate per fare saltare i nervi al PD e spingerlo a prendersi la responsabilità di rompere? "Si', ma è un calcolo del tutto sbagliato. Primo, perché abbiamo senso di responsabilità: è stato dato a Letta un orizzonte di 18 mesi, non di legislatura, per superare l'emergenza economica e varare riforme che rendano più efficiente il sistema politico, a partire da quella elettorale. I risultati si stanno vedendo. A livello nazionale ma anche locale. Nel grande e nel piccolo. Posso annunciare, a proposito, che sono stati sbloccati dal Ministero dell'Ambiente 849.200 euro per i Comuni del territorio interessati dallo smaltimento di scorie nucleari: la metà andranno a Ispra, gli altri a Brebbia, Cadrezzate, Ranco e Travedona Monate. Così, è grazie al governo se l'Husqvarna non è stata chiusa. Secondo, perché se cade Letta finisce il film: si torna a pagare l'IMU, aumenta l'IVA e si va a votare con il Porcellum, quindi si dovrà rifare una maggioranza anomala e la crisi sarà precipitata a tali livelli di gravità che non ci sarà certo il tempo di pensare a riforme della giustizia.

Sta dicendo che dalla caduta di Letta chi ha più da perdere è il PDL? "Ha da perdere tutto il Paese. Al PD sta a cuore soprattutto il tema del lavoro. E' essenziale che le misure messe in campo si completino anche con la prossima legge di stabilità e le altre riforme. Ma anche ciò che sta a cuore al PDL non si potrà più fare se cade Letta."

Però non è solo dal PDL che arrivano le pressioni. Nel PD e a sinistra del PD c'è chi considera la condanna di Berlusconi come la condanna a morte delle larghe intese. "Sono i professionisti del moralismo, cioè gli stessi che quando abbiamo approvato la legge anti-corruzione ci accusarono dicendo che serviva a salvare Berlusconi. Io vorrei solo che a volte si avesse un po' più di fiducia nel nostro partito. Abbiamo tanti difetti, per carità, ma guardiamo al caso Montepaschi di Siena. Nessuna tangente al PD né ai DS. Eppure, cavalcando quella campagna di scandalo contro di noi c'è chi si è costruito il successo elettorale. Ripeto: un po' più di fiducia nel principale partito italiano."

Anche se sta nel bel mezzo di una bufera pre-congressuale che non è certo una piccola minaccia per Letta? "Di congressi ne ho vissuti e visti tanti nella mia esperienza politica. Ben pochi nella storia hanno sconvolto il quadro politico. Il nostro sarà importante, ma non ha una valenza salvifica. e tutti abbiamo gli occhi sul Paese e sulle sue emergenze. No, non sarà il congresso del PD a fare cadere Letta."

Che quindi va avanti? "Me lo auguro e penso di sì. Se poi il PDL perde la testa e spinge alle elezioni, siamo pronti. Il nostro obiettivo resta quello di prima: diciotto mesi di governo, superare l'autunno e poi il semestre di presidenza italiana della UE durante il quale sarebbe autolesionista aprire la crisi. Poi la parola torni al popolo, come è giusto."

Il fatto è che Napolitano ha messo sul piatto anche la riforma della giustizia. Come pensa che Letta e il Parlamento possano sbrigare una faccenda così spinosa? "La risposta è una sola: la riforma della giustizia non fa parte del programma di governo della maggioranza delle larghe intese. Non è prevista. Ma, come ho detto, sicuramente non la potrebbe mai fare un governo che nascesse da elezioni anticipate che ributterebbero il Paese nel pieno della crisi. Vorrei che oggi tutti prendessimo esempio proprio da Laura Prati, dalla sua onestà, dal suo coraggio e dalla sua cultura di governo che tanto hanno colpito l'opinione pubblica."

Federico Bianchessi (La Prealpina, 4 agosto 2013)

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