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Scippo dei fondi per i frontalieri. Al convegno partecipano solo i rappresentanti del PD

Frontalieri, no allo scippo dei fondi speciali per la disoccupazione. "Chiediamo dignità e riconoscimento. Occorre uno Statuto dei lavoratori frontalieri".

 

L'appello è delle organizzazioni sindacali al di qua (CGIL, CISL e UIL, cui si aggiunge ACLI) e al di là (UNIA e OCST) della frontiera tra Italia e Svizzera, che si sono ritrovate ieri mattina a Villa Braghenti a Malnate per fare il punto con i parlamentari e i rappresentanti regionali delle province di Varese, Como e Sondrio. O almeno, quella era l'intenzione originaria perché al confronto si sono presentati solo gli esponenti del PD (i varesini Daniele Marantelli e Angelo Senaldi e la comasca Chiara Braga). Gli altri si sono giustificati (Raffaele Cattaneo del PDL, Laura Bignami del 5 Stelle e Titti De Salvo di SEL), mentre la maggior parte hanno fatto rumore per la loro assenza.

La partita per i frontalieri varesini - il 40% dei circa 60 mila che lavorano in Canton Ticino - è molto delicata. Il principale motivo di preoccupazione è il destino dei 270 milioni di trattenute in busta paga per il fondo speciale per la disoccupazione, che la Svizzera ha girato all'INPS ma che rischiano di sparire, inglobati nel bilancio dell'Istituto nazionale di revidenza. Già, perché la nuova normativa, che entrerà a regime solo nel 2015, prevede anche per i frontalieri l'accesso alla nuova "ASPI", l'assicurazione contro la disoccupazione della legge Fornero.

"Decurta i diritti dei frontalieri che hanno pagato per l'indennità speciale" denunciano i sindacati, a proposito del 25% di fondi in meno e della riduzione della durata da 12 a 8 mesi nel passaggio alla nuova ASPI. Proprio mentre la crisi chiede risposte, per casi come quello di una mamma di Malnate, disoccupata dopo 14 anni di lavoro oltrefrontiera.

Sergio Aureli, sindacalista della ticinese UNIA, lancia la provocazione, definendo il problema di chi lavora al di là del confine come "la nostra ILVA", per il territorio dell'Insubria. "Per i 30 mila lavoratori di Taranto, l'Italia ha addirittura nominato un commissario straordinario all'ILVA, mentre viene del tutto ignorato il fatto che il Ticino sia il più grande datore di lavoro della Lombardia con i suoi 60 mila frontalieri. Non si capisce questo modus operandi italiano che cambia a seconda degli attori protagonisti".

Il tema è trattato anche in Regione Lombardia: nella commissione Rapporti con la Svizzera presieduta dalla varesina Francesca Brianza si sta discutendo una bozza di risoluzione per "proteggere" i 270 milioni versati dai frontalieri nelle casse dell INPS. Ma il problema, secondo le organizzazioni sindacali, è più ampio, e riguarda "l'assenza di un riconoscimento ai frontalieri - spiega Raimondo Pancrazio, di UIL Frontalieri - che non hanno un trattamento né stabile né equo ma sottoposto ogni anno ad una definizione in emergenza". Sicurezze sociali, fisco e politiche del lavoro sono i pilastri su cui si dovrà discutere a livello nazionale per restituire dignità al lavoro dei frontalieri.

"Quei fondi non devono finire in un calderone indistinto". Daniele Marantelli risponde presente all'invito dei sindacati e promette di impegnarsi in Parlamento per salvaguardare i 270 milioni (che per alcuni sono anche più di 300 milioni) accantonati dai frontalieri per il fondo di disoccupazione speciale, che rischiano di finire dispersi.

"Fanno gola per quattro altre esigenze" ammette la deputata comasca Sonia Braga. "Intanto il fatto che non se ne occupi più il viceministro Michel Martone, quello che aveva definito gli esodati "un dettaglio tecnico", è già un grande risultato - la stilettata velenosa di Marantelli - ora con il sottosegretario Carlo Dell'Aringa, che abbiamo già incontrato e che è sensibile sul tema, siamo pronti a fare gioco di squadra per avviare questo tavolo tecnico di lavoro. Auspicando un sostegno corale dalle altre forze politiche, anche perché sappiamo che a livello nazionale il problema dei frontalieri suscita sensibilità diverse".

Anche su questo punto il deputato varesino del PD usa parole chiare, non tenere nei confronti degli assenti: "La leggenda che destra e sinistra su questo argomento pari sono, è smontata dai fatti e dall'impegno di noi parlamentari".

E se Braga precisa che "il tema non deve essere oggetto di contrapposizione politica", al gallaratese Angelo Senaldi non piacciono i toni degli emendamenti leghisti alla risoluzione di Regione Lombardia in discussione ieri in commissione speciale. "Così si svilisce la questione dei frontalieri, rendendola un un problema localistico quando invece lo sforzo deve essere proprio il contrario". Messaggio chiaro e forte, anche agli assenti.

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