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Radio Radicale, Marantelli: "Il Pd deve calarsi nella realtà"

Alessio Falconio, su Radio Radicale, intervista Daniele Marantelli sulla situazione del Pd a pochi giorni dall'assemblea nazionale.

Il Pd ha responsabilità a cui non può abdicare: deve sostenere il Governo di un Paese preoccupatissimo. I dati parlano anche troppo: 3 milioni di disoccupati, 4 milioni di poveri, crollo dei consumi per impoverimento anche dei ceti medi. In questo contesto, con il moltiplicarsi di crisi aziendali soprattutto nel nord, con quaranta fallimenti al giorno assistiamo anche ad un allentamento della solidarietà: ognuno tenta di salvare se stesso, e questo è un segnale preoccupante

In questa situazione, il Pd deve capire come operare per sistemare le cose, perché di sicuro questa modalità di gestione del partito si è rivelata fallimentare: aree, correnti, tutte prive di radici nella società. Siamo arrivati dove ci hanno condotto le realtà autoreferenziali, a perdere la fiducia della gente.
L'Italia è un paese frammentato e diviso, all'interno del quale i partiti di stampo nazionale, capaci di unire il Paese, sono da conservare, anche se per ogni zona devono adattarsi alla realtà del posto. Lo faceva la Dc. Ma nella Dc le correnti avevano un senso, rappresentavano davvero gli interessi di diverse parti della società: le correnti del Pd non hanno legami con la realtà.
Nel nostro statuto c'è scritto che siamo un partito federale, ma questo punto non si è realizzato. C'è la necessità di dare vita ad un partito che sia riferimento per l'area progressista e democratica del Paese: è un obiettivo da attuare, e non è impossibile.

Per parlare di dimensione popolare di un partito, bisogna attualizzare il concetto. Interessa poco cosa pensa questo o quel leader, deve interessarci di più cosa pensa il pescatore di Mazara, l'infermiere del Cardarelli, o un frontaliere varesino. Ma questo puoi saperlo solo se si attua una svolta radicale nel modo di essere ed organizzarsi del Pd. Questa è la vera sfida, per dare anche lo slancio ideale alle giovani generazioni, che non vanno imbrogliate.

Ritorniamo ad una cultura politica che abbia consistenza e sia legata alla realtà, e le attese degli italiani incontreranno la sinistra, che esiste, ma che va interpretata. Il PD deve capire che ha di fronte una sfida che va anche oltre l'Italia.

Il prossimo segretario del Pd dovrebbe trovare il modo per far sì che la gente si ascolti durante le riunioni. Schermando le sale, ad esempio, per non far usare nemmeno i telefonini, per far sì che chi parla sia sicuramente ascoltato, altro che Twitter e Facebook. Senza questa buona abitudine difficilmente saremo all'altezza delle aspettative dei ceti popolari di questo paese. Il Pd deve avere una funzione importante in Italia, ma se la deve conquistare.

Spero che tra i dirigenti scatti il senso di questa responsabilità storica. Mi auguro che questa patologia correntizia, come si è visto con il voto, venga affrontata di petto, perchè lungo questa strada vedo solo la sfiducia dei cittadini. Il Pd, però, credo che abbia ancora molto da dire, su basi federali, premiando la competenza, l'entusiasmo, non la fedeltà a questo o quel capo corrente.

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